Mots d'excuse: le giustificazioni dei genitori

Lui si chiama Patrice Romain. È francese e di professione fa il preside. In Francia ha pubblicato un libro – Mots d’Excuse – che sta facendo discutere e che non poteva non suscitare interesse anche in Italia, dove la situazione nelle scuole, di tutti gli ordini e i gradi, è analoga.

Il libro, infatti, raccoglie in un solo volume alcuni dei passi più salienti della comunicazione che normalmente intercorre tra famiglia e genitori mettendo in luce come, sempre più spesso e in modo sempre più spudorato, i genitori mettano in discussione l’operato di insegnanti e professori delegittimando, di fatto, il ruolo della scuola nell’educazione dei figli.

Alcuni esempi: Non dia troppi brutti voti a mio figlio. Anche Einstein era un cattivo alunno e lei non può sapere quale futuro lo aspetta. Oppure: Lei mi chiede di scusarmi per il ritardo esagerato di Charlotte. Ma non pensa che in questo momento, in cui si registrano segnali di un imminente scoppio della terza guerra mondiale, si dovrebbe pensare ad altro?. E ancora: Johnny non verrà mai più alle lezioni del sabato, è una grossa scocciatura. E via di questo passo.

A leggerle così non sembra neppure possibile. Eppure questo è lo specchio della scuola del ventunesimo secolo. Purtroppo anche nel nostro Paese.

Romani mette in luce come nel corso degli anni il rapporto con le famiglie si sia di fatto deteriorato con genitori che, sempre più spesso, si sono sentiti autorizzati a prendere le difese dei figli anche laddove non era richiesto o del tutto fuori luogo.

Il tutto, è evidente, a discapito del ruolo della scuola che, nella migliore delle ipotesi, è un parcheggio per i mesi invernali.

Eppure ci fu un tempo in cui nessuna madre e nessun padre si sarebbe mai sentito autorizzato a schierarsi contro gli insegnanti. Che costoro fossero più giusti e tolleranti? Eppure c’erano le punizioni corporali una volta. Si fa fatica a pensare a una maggiore “giustizia”.

Che le mamme e i papà di una volta fossero “meno partecipi”? Eppure, per lo meno nel caso materno, non lavoravano. I figli erano il centro di un mondo familiare fatto di relazioni quotidiane e reali (oggigiorno la maggior parte dei ragazzini cresce con nonni, quando va bene, e baby sitter. A volte da soli, in casa di fronte a televisore e computer).

Che i ragazzini fossero più disciplinati e, quindi, meno bisognosi di giustificazioni da parte dei genitori? Beh, se così fosse, però, la colpa sarebbe comunque imputabile alle famiglie!!!!

Insomma, perché i genitori di oggi pensano di avere il diritto di poter dire la loro su ciò che succede in classe? Perché una bocciatura, una nota, un brutto voto sono accolti come normali e non come episodi sporadici su cui intervenire drasticamente, con punizioni severe?

Mots d’excuse fa riflettere. Perché racconta la storia del nostro tempo contraddittorio. In cui chiediamo alla scuola di fare il lavoro che le spetta di dovere (educare) e di farlo nel modo migliore possibile e poi, nei fatti, ci opponiamo a che ciò avvenga. Non è così?

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