Anche i single possono adottare

La sentenza 3572 della Cassazione apre la possibilità di adozione anche per i single. Naturalmente, in proposito, l’opinione pubblica si è divisa…

È di questi giorni la notizia che la Corte di Cassazione, con la sentenza 3572, ha, di fatto, aperto la possibilità di adozione anche per i single rinviando al Parlamento la richiesta di una legge specifica in materia.
Il 14 febbraio, infatti, la Corte Suprema ha affidato una bimba a un single di Genova spiegando che la Convenzione di Strasburgo sui bambini del 1967 che contiene le linee guida in materia di adozione non specifica da nessuna parte l’impossibilità per un genitore unico di farsi carico della vita di un bimbo abbandonato.


Naturalmente la notizia ha fatto scalpore destando le proteste della Chiesa Cattolica ma anche di coloro che ritengono che un bambino abbia diritto ad avere l’affetto di entrambi i genitori e che una madre o un padre single non sarebbero, comunque, in grado di amarlo e aiutarlo a crescere come una coppia.

 
I DETRATTORI

Tra i principali accusatori della sentenza, la Chiesa si è schierata in prima linea e il cardinale Ennio Antonelli ha specificato, senza entrare nel merito della specifica questione genovese, che il diritto a un padre e a una madre dovrebbe essere per ogni bambino adottato la normalità.


Il fatto di affidare un orfano a un solo genitore rappresenta, quindi, secondo questa posizione, una sorta di passo indietro rispetto a quanto è stato fatto fino a ora e uno svantaggio per il bimbo che si troverebbe a crescere, rispetto ai suoi coetanei, in una famiglia (anzi, non famiglia) dimezzata.

 

 
ADOZIONE PER I SINGLE: PERCHÉ SÌ

Il problema dell’adozione è piuttosto complesso. A monte di tanti bambini in cerca di famiglia e di tante coppie in attesa di un bimbo, la burocrazia procede a rilento e i futuri genitori, sottoposti a ogni tipo di test, si trovano, talvolta, a dover aspettare per anni l’arrivo del piccolo.
Esistono, poi, liste d’attesa infinite e i parametri di giudizio sono rigidissimi. Ogni richiesta viene analizzata, valutata, schedata. Le coppie vengono classificate in base al loro reddito, alla casa in cui vivono, all’età che hanno, al lavoro, alla disponibilità di tempo da dedicare al piccino, all’amore presunto con cui lo copriranno…
Naturalmente, tutto questo viene fatto per tutelare, per quanto possibile, l’interesse del bimbo. Ed è giusto che sia così.
Ma non va dimenticato che si tratta pur sempre di bambini abbandonati, spesso chiusi per anni dentro orfanotrofi e casa per l’infanzia dove di amore, coccole, giochi e balocchi ne ricevono ben pochi. E che sveltire le pratiche sarebbe conveniente per tutti.
Dare anche ai single la possibilità di fare richiesta di adozione, non significa uscire da questo meccanismo. Il “futuro” genitore entrerebbe in una graduatoria con dei malus evidenti. Davanti a lui sfilerebbero le coppie benestanti sposate (perché, naturalmente, le coppie non sposate precipitano in questa classifica dell’amore dove, in realtà, molti dei parametri presi in considerazione con l’amore hanno ben poco a che fare), le coppie benestanti sposate in cui uno o entrambi i genitori possono permettersi di non lavorare, le coppie benestanti sposate che possono dare al piccolo una dimora signorile, un contesto affidabile, un futuro invidiabile…
Alla fine di questa classifica, poco sotto i conviventi, i single. Persone il cui cuore, probabilmente, scoppia di affetto come quello di tutti gli altri. Ma che rispetto a tutti gli altri non hanno avuto la fortuna, nella loro vita, di incontrare l’anima gemella.
Certo, e questo è indubbio, il figlio adottivo di un genitore single, probabilmente, si troverebbe a vivere con un padre (o una madre) costretto a lavorare per sostentarsi. Con poco tempo a disposizione. Ma in quante coppie di genitori felicemente sposati i figli crescono da soli perché sia mamma che papà durante il giorno lavorano?
 

 

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