Le donne e il connubio imperfetto tra lavoro, casa e famiglia

Il desiderio di essere donne, madri e spose alberga nelle donne contemporanee creando, spesso, conflitti e sensi di colpa accentuati dalla presa di coscienza di non riuscire a essere perfette in nessuna delle tre aspirazioni. Ce ne parla la dottoressa Chiara Corte Rappis

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É dal 1 Maggio che Milano è sede di EXPO e che tante manifestazioni collaterali alla grande esposizione, hanno preso forma, dando vita a eventi, incontri, dibattiti, discorsi intorno all’immenso tema della NUTRIZIONE.
Mercoledì scorso, 20 Maggio, ho partecipato a uno di questi eventi dal titolo Il cibo simbolico delle Donne.


Il Convegno apertosi alla mattina e terminato nel tardo pomeriggio, si è svolto nella Sala Alessi del Comune di Milano, ed aveva come principali interlocutori docenti e ricercatori dell’Università degli Studi Milano Bicocca.

Evento, fortemente voluto dalla dottoressa Stefania Ulivieri Stiozzi, ricercatrice confermata presso la Facoltà di Scienze della Formazione all’Università degli Studi Bicocca di Milano, il cui intervento a me è sembrato uno dei più centrati e interessanti e che, quindi, ho reputato importante condividere per proporre riflessioni che possono essere valide per tutti.


La sua relazione indagava il rapporto tra il sapere pedagogico e il sapere psicoanalitico.
Il cibo principale di cui necessitiamo, noi donne occidentali contemporanee, è un cibo simbolico, come enunciato dal titolo del convegno, ed è un cibo che deve nutrire, vivificare e accendere la nostra anima e il nostro corpo. Un cibo, insomma, che deve accendere il nostro desiderio e che viene vissuto, per lo più, come un qualcosa che desideriamo profondamente, ma che al contempo crea in noi un senso di colpa.
Il cibo simbolico delle donne contemporanee, rispetto alle loro madri, zie o nonne, è il tenere insieme più aspetti della vita: la propria realizzazione come professioniste, il desiderio di essere spose e il desiderio di essere madri.
Perché nessuno di questi tre desideri escluda l’altro è necessario aver indagato, interrogato e analizzato la propria storia di figlie e aver fatto distanza tra quello che poteva essere stato il destino e la storia delle proprie madri, zie o nonne dal proprio: che è fatto dell’essere donna con le sue proprie aspirazioni, ma che non per questo debba essere vissuto con un senso di colpa per aver tolto del tempo all’essere sposa e madre.

Una donna appagata sarà una sposa e una madre che riuscirà a portare questa gioia, questo senso di pienezza anche nel suo rapporto di coppia e nell’educazione, nella formazione, nell’affiancare il percorso di crescita e di sviluppo dei propri figli.
La realizzazione di propri autentici desideri non può che alimentare positivamente la nostra anima, e il nostro corpo, quindi la nostra persona nella sua interezza, che non potrà altro che donare questo suo star bene con se stessa agli altri: in un’apertura e accoglienza del desiderio dell’altro e della felicità dell’altro.

Quando viviamo il nostro desiderio con senso di colpa è perché non abbiamo compiuto questo percorso di riflessione su noi stessi, sulla nostra storia; spesso indispensabile per poter andare avanti sapendo di aver messo una marcia in più nella propria vita, da poter regalare anche agli altri.
Non è facile alle volte guardarsi dentro, altre volte ci sembra di perder tempo, e spesso risentiamo delle pressioni sociali che ci spingono a fare una scelta tra i nostri desideri, affinché sia portato avanti un solo desiderio volto alla perfezione.
La perfezione non sta nel raggiungimento di un obbiettivo in modo eccellente (cancellando tutto il resto dalla nostra vita), ma nel saper tenere insieme armoniosamente più desideri, ugualmente importanti, in modo imperfetto. E dato che la nostra natura umana per costituzione è imperfetta, non possiamo che essere imperfetti per essere felici.
La dottoressa Ulivieri ha citato più volte l’ultimo libro dello psicoanalista Recalcati, io citerei anche L’elogio del fallimento sempre di Massimo Recalcati.

Per scrivere o contattare la dottoressa Chiara Corte Rappis è possibile scrivere all'indirizzo chiara.corterappisATyahoo.it oppure telefonare al numero 349-7898300. Per maggiori informazioni, è possibile anche consultare il sito www.spazioeterotopico.it

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