Asilo Nido o deposito?

Asili nido: i posti disponibili sono troppo pochi e le liste d'attesa lunghissime. Qual'è la situazione Italiana e europea.

Asilo Nido o deposito?


In tempo di crisi certo non c’è da aspettarsi che la situazione dei servizi all’infanzia migliori, ma non perdiamo le speranze.
La situazione in Europa si diversifica anche di molto da stato a stato.


Naturalmente la Svezia si distingue per i servizi, infatti l’asilo, da 1 a 5 anni di età, è una pre-scuola frequentata da 8 bambini su 10.
Le cose vanno molto meno bene in Portogallo e Spagna e anche in Francia e in Germania, per i genitori che lavorano, trovare un posto all’asilo pubblico è ancora un grande problema.

In Italia siamo ancora molto lontani dall’auspicato 33% dei bambini con accesso da 0 a 2 anni all’asilo nido, al momento tra nidi e servizi integrativi si arriva al 18.9%, ma con grandi differenze tra nord e sud.

Ecco le cifre dell’Istat in Italia ancora il 67.8% dei bambini è affidato ai nonni, per gli altri bambini il 59% dell’offerta di asili nido è privato.

Il nido pubblico è ancora considerato un servizio a domanda individuale per cui è fatto obbligo per questi servizi di rientrare in parte delle spese attraverso contribuzioni e rette a carico dei genitori. La programmazione è affidata alle regioni che decidono in modo autonomo le regole come ricettività, metri quadrati per “utente”, rapporto numerico tra insegnati e bambini e condizioni minime per aprire un asilo nido privato. Molti comuni hanno dato in appalto le gestioni dei nidi a privati e cooperative, con rischi per la qualità dei servizi, in quanto si aggiudica l’appalto che fa l’offerta a spesa minore.

Ma in Europa c’è chi ha fantasia, ci sono iniziative come quelle delle ferrovie francesi che hanno aperto a Parigi, i Wagonnet, asili nido in stazione ferroviaria, accanto al deposito bagagli, c’è il deposito bambini con servizio dalle 7 meno un quarto alle 19.
Che è stato realizzato per dare una mano alle famiglie di pendolari che dovevano portare i bambini all’asilo, poi andare alla stazione per prendere il treno per il lavoro e giro inverso alla sera, con notevole disagio sia per i bambini che vedevano allungarsi il tempo senza i genitori sia per i genitori, in mezzo al traffico e con chilometri in più da fare.

Siamo sinceri però, già la mamma italiana si sente un po’ in colpa a “mollare” il bambino e andare a lavorare, siamo spesso un po’ troppo chiocce ci dicono, sentiamo il cuore gonfio alla mattina, e certo, sembra un po’ crudele, perché la sensazione è quella del pacco lasciato lì, appunto in deposito. Ma se non ci facciamo prendere dalla prima impressione, appare come un’ottima idea e per le ferrovie francesi è già un business.

Questo modello esiste simile a Tokio con il “parcheggio” in metropolitana. Tokio ha sviluppato enormemente i trasporti nel sottosuolo, e le stazioni dei metrò diventano nodi della vita quotidiana, per cui, oltre ai servizi come ristoranti, palestre e banche, ci son anche gli asili nido con notevole risparmio per la famiglia di tempo.
Queste iniziative, comunque sono in mano ai privati, che rispondono semplicemente a una domanda di comodità, non c’è da parte dello stato o del comune nessuna iniziativa al riguardo.

Potrebbe essere un modello applicabile anche in Italia, possibilmente con l’aiuto dei comuni a grande traffico di pendolari.
Le metropolitane delle grandi città come Milano o Roma non rispondono molto bene ai requisiti ideali per una iniziativa del genere, sono luoghi bui e spesso molto degradati, meglio forse le stazioni ferroviarie che non sono altrettanto capillari, ma almeno sono in superficie!
 

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