Pedagogia del rischio
Contro genitori sempre più iperprotettivi e preoccupati delle conseguenze che le azioni dei bambini potrebbero avere sulla loro salute si oppone la pedagogia del rischio, secondo cui i bimbi hanno diritto di correre alcuni pericoli.
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di Alessia Altavilla
Stai attento.
Non saltare.
Scendi da lì che ti fai male!
Non correre!
Quante volte ci siamo trovati a ripetere queste frasi al bambino, in situazioni che, spesso con un sguardo distratto, abbiamo considerato pericolose? Quante volte abbiamo preferito mettere fine a un gioco per paura che il piccolo si potesse fare male?
La paura del pericolo è una delle caratteristiche dominanti dell'educazione al giorno d'oggi.
Se una volta, infatti, rischio, avventura, possibilità di sperimentare i propri limiti e le proprie capacità erano alla base di un'educazione sana (e di una vita all'aperto, spesso non in presenza dei genitori), oggi i piccoli tendono a vivere in campane di vetro, a scuola, a casa, durante il tempo libero, mentre giocano.
Nessuno vuole correre il rischio. E in questo modo, tutti (o quasi) tarpano il loro bisogno di speriementare, mettersi alla prova, avere paura e superare la paura.
Pedagogia del rischio non significa, naturalmente, insegnare ai bimbi ad andarsela a cercare - ci sono situazioni oggettivamente pericolose da cui i piccoli devono essere educati a stare lontani -, ma tollerare la possibilità che giocando possano farsi male, strapparsi i vestiti, sporcarsi.
Dal punto di vista pedagogico, si tratta di un bel cambio di prospettiva: il bambino, infatti, impara a provare paura e a superarla, testa i suoi limiti, comprende fino a dove è si può spingere spingere.
Dal canto suo, l'adulto deve imparare a ponderare bene le situazioni, considerare quale rischio è possibile correre e quale, invece, andrebbe evitato del tutto e, soprattutto, deve riuscire a essere fiducioso. Fiducioso nei confronti del bambino e fiducioso del fatto che anche qualora dovesse andare male, non sarebbe così terribile.
La fiducia dimostrata dai genitori verso il bimbo si trasforma nel tempo in autostima, coraggio e, cosa molto importante, capacità di stabilire dei limiti valutando le proprie capacità.
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