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Cosa vuoi fare da grande?

Secondo alcuni studi, il 65% dei bambini che oggi frequenta la Scuola Primaria, da grande farà un lavoro che non esiste e che noi adulti non siamo nemmeno in grado di immaginare. Da un'intervista al professor Piero Dominici pubblicata su Morning Future.

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Il World Economic Forum lo dice da tempo, anche se solo ora il concetto è diventato mainstreaming: il 65% dei bambini che sono oggi alla primaria, “da grande” farà un lavoro che non solo non esiste ma che nemmeno sappiamo immaginare.
In un scenario di questo tipo, dunque, capire cosa i bimbi di oggi dovranno studiare domani, indirizzarli verso certi interessi piuttosto che altri, diventa complesso. Anche perché i lavori del futuro non avranno un confine netto, non saranno professioni ben definite. Ma verteranno soprattutto, sempre secondo gli studi più recenti, sulla capacità dell'individuo di avere un ruolo ibrido, diventando 'manager della complessità'.


Piero Dominici, formatore professionista e professore di Comunicazione pubblica e Attività di Intelligence presso l’Università degli studi di Perugia, lo dice chiaramente in un'intervista molto interessante pubblicata sul web magazine Morning Future
'Abbiamo sempre più bisogno di figure ibride, di profili curriculari che sappiano tenere insieme immaginazione e razionalità, creatività e rigore metodologico, l’umano e il tecnologico.

Su cosa occorre puntare, dunque, nella propria formazione, per poter arrivare preparati all'incontro con il futuro?
Sempre secondo il professor Dominici, sulle passioni, andando oltre la visione ingannevole che mette sempre al primo posto l'utilità a scapito del cuore.
Le passioni, dunque, al centro del percorso formativo di ciascun bambino, in modo che sin dai primi anni della scuola possano essere scoperte, stimolate e tirate fuori in un'ottica di un'educazione socio-emotiva che punti, soprattutto, alla multidisciplinarità e al superamento del divario tra tecnologia e creatività.
Niente più separazioni nella scuola del futuro, nessun divario tra pensiero ed emozione e il superamento dell'idea errata, secondo Domici, che in un mondo iper-tecnologico la scelta debba necessariamente ricadere su un percorso tecnico o tecnologico.

COME DOVREBBE ESSERE LA SCUOLA DEL FUTURO?
Per Dominici non ci sono dubbi: la scuola di domani dovrebbe essere capace di appassionare gli studenti tirando fuori le loro passioni, dovrà essere in grado di formare menti critiche ed elastiche e figure ibride aperte alle contaminazioni dei sapere e delle competenze.
La comunicazione, intesa non come marketing o comunicazione delle connessioni, avrà un ruolo centrale nella formazione degli individui, e la capacità di cogliere i mutamenti sapendo balzare da un ambito all'altro faranno la differenza.
Una scuola, dunque, che non punta su una disciplina specifica, che non investe solo in quelle che ora sono considerate 'materie scientifiche' o 'tecniche', ma che è capace di creare una contaminazione tra i saperi. Un ponte tra le diverse materie per una formazione a 360° che metta al centro la passione.

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