La noia - Stato d'animo necessario per crescere

In una società in cui l'imperativo categorico è Godi e divertiti è, invece, fondamentale abituare i bambini ad annoiarsi, ad assaporare il silenzio e il dolce far nulla. Per ritrovare se stessi e scoprire il proprio universo interiore. Ce ne parla la dottoressa Chiara Corte Rappis.

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La noia - Stato d'animo necessario per crescere


Nella società contemporanea la noia è uno stato d’animo considerato negativamente.
Da ogni parte ci giungono imperativi che incitano al divertimento, al godimento. Chi non si diverte, chi non riesce a godere delle tante proposte che ci circondano, è etichettato come un soggetto malato. Come è possibile annoiarsi con tutto ciò che si ha a disposizione per divertirsi?
Quando si è piccoli è impossibile annoiarsi, perché se si segue la giornata di un bambino, ci si accorgerà che il ritmo al quale è sottoposto è incalzante. Dopo la mattinata scolastica, i bambini hanno la giornata carica di impegni, quasi fossero dei piccoli manager: il corso di lingua inglese, il corso d’informatica, il corso di pittura, il corso di recitazione, il corso di tennis, di nuoto, di musica.


E, se si chiede ai genitori il perché di tanti corsi, risponderanno che nella società di oggi bisogna preparare i bambini a essere competitivi, ad avere prestazioni molto alte in tutti i campi, per poter vincere sugli altri e avere successo nella vita.
Lo psicoanalista Massimo Recalcati, nel suo ultimo capolavoro L’ora di lezione parla della trasmissione del sapere scolastico che esclude la critica, perché necessiterebbe tempo e ricerca da parte degli alunni, ed esige l’assimilazione delle tecniche e il raggiungimento della migliore performance.


Ciò di cui sembrano preoccupati i genitori d’oggi è che il proprio figlio/a non sia abbastanza competitivo in tutti i campi, che non raggiunga la migliore prestazione, che nei loro pensieri è l’unico mezzo per avere successo nella vita. Su questo pensiero si costruiscono così le mille attività per il figlio.
Anche il weekend non deve essere lasciato al tempo vuoto o libero da passare in famiglia, o magari in compagnia di qualche amico o di un buon libro per poter sentire il silenzio dentro e fuori, raccogliere le tante esperienze fatte dal Lunedì al Venerdì, maturare propri pensieri attraverso la sospensione dei tanti rumori esterni, che impongono altrettante frenetiche attività. Il silenzio, la solitudine, la noia sono ciò che nella società contemporanea si deve sfuggire a tutti costi e con qualsiasi mezzo.
Ecco perché bambini impegnati in mille attività e che si sono divertiti tanto durante l’infanzia, sperimentano con maggior intensità lo stato d’animo della noia durante la pre-adolescenza e l’adolescenza. Durante il periodo adolescenziale, quelle agenzie educative che hanno cullato tra un’attività e l’altra fino all’anno prima quel bambino, vengono meno alla loro funzione e ci si viene a trovare soli davanti al baratro insopportabile della noia, perché così etichettata dalla nostra società.

Lo stato d’animo della noia, però, è necessario per poter crescere e, a una società che la nomina come segno di patologia; dato che non c’è tempo per essere tristi, pensierosi, annoiati, dato che non c’è spazio per capire chi si è e che cosa si desidera, la figura paterna deve affiancare il ragazzo in questo delicato e difficile passaggio soprattutto oggi dove come ci ricorda in numerosi suoi saggi lo psicoanalista Recalcati, l’imperativo dominante è: “Godi, divertiti”.
Perché è così importante la figura paterna oggi in contrapposizione agli stimoli che ci provengono da tante parti? Perché come veniva sottolineato da un mio professore universitario, lo psichiatra Pietropolli Charmet, in un suo saggio di qualche anno fa, ma ancora attualissimo:
al bambino piccolo la madre è necessaria come sostegno nella scoperta della realtà e dei suoi inevitabili pericoli; il padre è fondamentale in seguito per aiutare l’adolescente a uscire dalla noia. E ancora: bisogna iniettare funzioni paterne, cioè quell’insieme di valori culturalmente legati alla sua figura: altrimenti i figli corrono il rischio di iniettarsi qualcosa d’altro.

Per scrivere o contattare la dottoressa Chiara Corte Rappis è possibile scrivere all'indirizzo chiara.corterappisATyahoo.it oppure telefonare al numero 349-7898300. Per maggiori informazioni, è possibile anche consultare il sito www.spazioeterotopico.it

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