Utero: ambiente sonoro

Già a partire dal 6° mese di gestazione, il feto è in grado di udire i suoni che provengono dal mondo esterno. Con effetti positivi per il suo sviluppo.

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Le attuali ricerche di psicologia evolutiva convergono nel rilevare come lo sviluppo psichico dell'individuo, soprattutto quello relativo alle capacità comunicative e linguistiche, sia determinato da apprendimenti precoci relativi all'epoca fetale e ai primi mesi di vita.
In passato si pensava che solo dopo la nascita il neonato imparasse a usare i propri organi di senso, mentre oggi, in seguito a svariati studi sull'esposizione auditiva fetale, si è giunti alla conclusione che il feto è in grado di udire suoni già dal sesto mese di gestazione. L'utero, quindi, è un luogo sonoro, nel quale il futuro neonato matura la propria capacità di ascoltare, interagire, rispondere.


I primi suoni udibili dal feto sono quelli che per le loro caratteristiche frequenze, corrispondono alla voce umana.
Il feto, anche se non è in grado di riconoscere le singole parole, ne può percepire il loro significato più profondo; sono, infatti, l'altezza, l'intensità, il timbro e la durata dei suoni emessi, che danno significato a una frase parlata. Per questo, si consiglia alla madre e al padre, di parlare e cantare rivolgendosi al nascituro: se i genitori parlano e cantano spesso al feto, la carica affettiva dei loro messaggi risveglierà in lui un sentimento di fiducia nella vita, creando i primi legami madre-figlio-padre.
Ricerche approfondite riguardo all'incidenza della voce materna sullo sviluppo linguistico del bambino, hanno dimostrato che il repertorio di parole acquisite da un bambino di dieci mesi a cui la madre aveva maggiormente parlato in epoca fetale, è di due parole in più rispetto agli altri bambini.


Un ulteriore studio condotto da D.J. Shether ha rilevato che bambini tra i due e i cinque anni, esposti nella vita prenatale a una certa stimolazione musicale, sono in grado di fare discorsi organizzati e articolati, sanno memorizzare canzoni lunghe e cantano in modo espressivo.
La musica prenatale, quindi, stimola fortemente non solo lo sviluppo musicale, ma anche quello cognitivo. Il feto, oltre alla voce materna, percepisce anche i suoni provenienti dall'ambiente esterno, sebbene attutiti dalla parete addominale e dal liquido amniotico.
Gli esperti consigliano alle donne in gravidanza di ascoltare musiche armoniosamente strutturate e scelte in base alla reazione del feto; naturalmente quelle 'dolci' (musica classica, new age...) producono un effetto maggiormente tranquillizzante.

La dott.ssa Giulia Cremaschi, presidente della Federazione Italiana Musicoterapeuti, sostiene che la miglior musica per il feto è rappresentata dal canto materno, ancor meglio se si tratta di una ninna nanna tramandata dai nonni o bis-nonni e quindi inserita nel proprio codice genetico.
L'attrazione del neonato verso il mondo musicale si spiega, quindi, risalendo proprio alla vita prenatale: il ritmo della musica ricorderebbe quello del movimento condiviso in sintonia con la madre mediante la fluidità del liquido amniotico. Per cui ogni volta che ascolta la musica, inconsciamente ritorna con la fantasia a quel mondo perfetto e protetto che produce una sensazione di piacere gradevole.

Ma che tipo di musica far ascoltare al bambino e a quale volume?
Mentre sul tipo di musica ognuno può avere i propri gusti, vanno ricordate alcune caratteristiche: i bambini apprendono e comprendono la musica basandosi sulla ripetitività delle sequenze musicali e non amano le intensità elevate. Soprattutto bisognerebbe evitare l'uso del 'sottofondo musicale' che riduce la musica a funzione di tappezzeria e disturba il processo di formazione del gusto musicale.
Assodato, dunque, il fatto che i neonati e la musica rappresentano un connubio sicuramente felice, anche se siete stonate non abbiate timore di cantare la ninna nanna a vostro figlio.

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