A cosa servono i corsi preparto?

I corsi preparto visti e raccontati da una neomamma. Utili non solo per imparare le tecniche di respirazione e rilassamento, ma soprattutto per crearsi una rete di contatti indispensabili per il dopo.


Di corsi preparto io ne ho frequentati due. Più gli incontri settimanali organizzati dalla struttura presso cui ho partorito (Ospedale Buzzi di Milano), spesso accompagnata dal mio compagno.
Come se non ne sapessi nulla. E qualcosa, invece, ne sapevo. Non foss'altro per il lavoro che faccio (da 12 anni, oramai). Eppure, al momento opportuno, non ho saputo dire di no.


Così, nei mesi più duri, l'ottavo e il nono, scarpinavo fino all'ospedale per prendere parte al corso di training autogeno o stretching. O per l'incontro con le ostetriche, con il neonatologo, con l'anestesista, con la consulente per l'allattamento al seno, con la psicologa…. Ho persino obbligato mia madre ad andare al corso per i nonni tenuto da una psicologa. E non vi dico nemmeno con quale entusiasmo lei vi abbia preso parte…
A ogni modo. Poi è arrivato il giorno del travaglio (e del parto) e qualcosa di tutto quello che avevo appreso nei due mesi precedenti l'ho pure messo in pratica. Con un discreto successo. Non che sia stata una passeggiata. Proprio no. Però, insomma, come si suol dire, poteva andare peggio.

Invece, sapere come affrontare il dolore e modularlo attraverso la respirazione, conoscere le tecniche per rilassarsi tra una contrazione e l'altra, assecondare la discesa del bambino nel canale del parto sfruttando la gravità, essere consapevoli del proprio ruolo nella fase espulsiva (che, per la cronaca, per me è stata in assoluto la migliore. Quella di cui serbo il ricordo più bello) mi è stato molto utile. Molto più di quanto effettivamente fossi disposta a credere mentre frequentavo i corsi.

Ma non è per questo che io ne consiglio vivamente la frequentazione a tutte. Proprio no.
In fondo si partorisce anche senza tecniche di respirazione ed esercizi per il perineo.
No. I corsi preparto sono utili dopo. Quando ci si ritrova a casa, sfatte, stanche, con quei chili di troppo che non sono più l'affascinante rotondità della pancia, ma un mollume flaccido e deprimente. Con un minuscolo esserino delizioso che strilla come un ossesso e manco sai perché. E a voglia ad attaccarlo alla tetta e consolarlo teneramente. L'esserino piange disperato lasciandoti avvilita e impotente a consultare su internet 'cause possibili di pianto neonato', interrogando Google manco fosse l'oracolo di Delfi.
Ecco. A quel punto, quando ogni speranza è persa, ti ricordi della lista. La lista di mail raccolte durante il corso preparto. E allora inizi a scrivere. Magari prima cerchi questo o quel contatto su Fb. Così. Tanto per…
Ma poi è la lista a salvarti la vita.
Perché bastano poche righe 'Aiuto. La mia bambina piange da due ore e non so assolutamente cosa fare' per ritrovarti tanti consigli che manco Wikipedia. E l'incoraggiamento gentile di altre neomamme, che hanno bimbi con gli stessi identici problemi del tuo, per capire quale strada prendere nel dedalo di possibilità che ti si aprono davanti.
Poi, per carità. Magari ci si ritrova con 8 ciucci di 8 marche diverse in casa. Gocce omeopatiche e rimedi fitoterapici acquistati di impulso e mai utilizzati (perché sì. Va bene la neomamma. Ma magari chiedo un attimo anche alla pediatra. Quando mi riceve).
Ma è meraviglioso sapere che non si è da soli. Che si può sempre contare su questa o su quella. Che, se le distanze non sono eccessive, ci si può ritrovare da qualche parte, la mattina. A sorseggiare cioccolata e parlare per ore del colore della cacca.
Che alla fine chi l'avrebbe mai detto che mi interessava l'argomento? E, invece sì. Alla fine mi interessa eccome. Perché se interessa a loro, prima o poi interesserà anche a me. Quindi, tanto vale portarsi avanti.
E coltivarsi la lista. Che è un bene prezioso dei primi mesi dopo il parto.

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