A proposito di Baby Blues

Torniamo a parlare di Baby Blues dopo l'episodio di cronaca che ha visto una neomamma uccidere la sua bimba di pochi giorni perché 'non dormiva'. 

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La mamma che nei giorni scorsi ha ucciso la sua bambina di 3 giorni perché non dormiva scaraventandola due volte a terra e che, poi, ha tentato il suicidio tagliandosi la gola, ha fortemente riportato alla ribalta della cronaca il tema della depressione post partum, che colpisce in Italia circa il 12% delle neomamme.


Le cause sono, più o meno, note: sconvolgimenti ormonali, senso di inadeguatezza, paura del fallimento, mancanza di sonno, timore del giudizio degli altri...
Sono tutti motivi che, insieme, concorrono a fomentare uno stato di tristezza, solitudine, malinconia costante e, nei casi più rari, vera e propria degenerazione verso la follia.

DEPRESSIONE POST PARTUM: UNA MALATTIA DA CURARE
I sintomi sono abbastanza evidenti e non vanno trascurati dal momento che possono ripercuotersi, con conseguenze anche gravi come nel caso della mamma di Vicenza, sulla salute e il benessere del bambino:
stanchezza, apatia, senso di fastidio dovuto alla presenza del neonato, irrequietezza...
Le settimane più critiche sono quelle che seguono il parto, anche se la depressione post parto può protrarsi anche oltre, fino al compimento del primo anno del piccolo.
In questi casi, l'intervento deve essere immediato, non solo da parte dei familiari, ma soprattutto del personale sanitario che può aiutare la donna a stare meglio e a trovare una strada verso la guarigione.

In alcuni casi, ansia e tristezza possono subentrare già durante la gravidanza ed è per questo che si è iniziato a parlare di depressione perinatale, con un cambio culturale importante che ha permesso diagnosi precoci e più accurate.

BABY BLUES: MALINCONICA TRISTEZZA
Diverso il caso della malinconia, cosiddetta Baby Blues, che talvolta può sopraggiungere dopo la nascita del bambino. 
È uno stato più frequente e decisamente meno grave della depressione post partum che può colpire la neomamma in modo anche non continuo: alla gioia pura, infatti, possono alternarsi momenti di puro sconforto, ansia, paura.

In questi casi meno gravi, la presenza dei familiari è fondamentale: il padre, i nonni, gli zii, con il loro amore, la loro presenza, i loro comportamenti, possono aiutare la neomamma a stare meglio e a vivere con gioia i primi giorni di vita del bimbo e le prime esperienze da mamma.
No, quindi, ai giudizi gratuiti, no ai consigli non richiesti, no agli sguardi di pietà.
Si, invece, a un aiuto vero e concreto (cucinare, passare qualche ora con il neonato permettendo alla mamma di dedicarsi a se stessa...). Sì anche all'incoraggiamento verso nei confronti di ciò che la mamma fa per il bambino, facendola sentire amata e al contempo sostenuta da chi le è più caro.



 

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