Figlio dopo i 40 anni. Quali rischi

Una madre su 7 ha il primo figlio dopo i 40 anni. Quali sono i rischi in questi casi? Sia per la mamma che per il bambino? Cosa si teme più di tutto? 


Le ragioni per le quali oggi si tende a ritardare la ricerca del primo figlio spesso anche oltre i 40 anni sono innumerevoli:
economiche, professionali, personali...


Ogni coppia, ogni donna, conosce la propria storia e ogni donna sa il perché della propria decisione.
Sta di fatto che le coppie che arrivano al primo figlio sotto i 30 anni sono sempre meno numerose e se una volta il rapporto con le le mamme over 35 era di 1 a 100, ora la proporzione si è abbassata fino a diventare 1 a 7.
Se è stato, ormai, accertato che la maternità (e paternità) ritardate non costituiscono assolutamente un problema per la crescita e lo sviluppo emotivo del bambino (anzi, alcuni studi rivelerebbero che sono più felici i figli di genitori non più giovanissimi), è anche vero che la ricerca della gravidanza oltre una certa età (fissata, generalmente, intorno ai 40 anni), aumenta i rischi sia per quanto riguarda la salute del bambino, sia per ciò che concerne il buon andamento della gravidanza stessa e del parto.


Quali sono i rischi?
Il primo e più conosciuto è l'aumento delle possibilità di concepire un bimbo affetto da problemi cromosomici (banalmente, la Sindrome di Down è la conseguenza più nota).
Le conseguenze per la salute, però, sono molto più numerose e riguardano diversi aspetti, come dicevamo sopra, della salute di mamma e bimbo.
Ecco un elenco dei rischi più gravi e ricorrenti:
Lato mamma:
  • Aborto spontaneo durante il primo trimestre
  • Preclampsia
  • Diabete Gestazionale
  • Parto prematuro
  • Problemi con la placenta (placenta previa, insufficienza placentare...)

Lato bimbo:

  • Anomalie cromosomiche
  • Autismo (su questo sono in corso degli studi. Non è, infatti, certo che possa essere causato dall'età dei genitori, soprattutto del padre)
  • Problemi morfologici

 

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