Come si costruisce il cestino della rabbia

La rabbia, di suo, non è un'emozione né negativa né positiva e ha spesso a che fare con paura, frustrazione, senso di inadeguatezza. Ecco come aiutare i bambini a controllarla e, in caso, a isolarla, semplicemente imparando a riconoscerla e a isolarla. 

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La rabbia è un'emozione centrale del sentire dei bambini, soprattutto quelli molto piccoli, che la sperimentano in continuazione essendo parte integrante del loro percorso di crescita.
In sé non ha nulla di positivo o negativo, ma è soggetta all'uso che se ne fa e al modo in cui viene gestita.


In età prescolare, la più grande frustrazione che i bimbi provano ha a che vedere con l'incapacità oggettiva di esprimere emozioni, desideri e bisogni in modo compiuto e un sentimento diffuso di inadeguatezza di fronte alle richieste che arrivano dal mondo esterno che li porta a reagire in modo violento e aggressivo.
Insegnare ai bambini a riconoscere la rabbia, isolarla e, quindi, toglierla di mezzo, è compito fondamentale dei genitori e degli educatori. Un bimbo padrone delle proprie emozioni, infatti, capace di dar loro un nome, un volto e un percorso evolutivo (la rabbia arriva, cresce, attacca, svanisce) sarà senz'altro un adolescente sereno e un adulto equilibrato.
Il cestino della rabbia è uno strumento molto utilizzato dagli educatori (già a partire dal nido) e dai pedagogisti per aiutare i piccoli in questo processo di sperimentazione, conoscenza e crescita e che può tornare utile anche in casa quando il bambino diventa improvvisamente aggressivo, incapace di calmarsi, violento o completamente fuori controllo.


COME COSTRUIRE IL CESTINO (O LA SCATOLA) DELLA RABBIA
Per spiegare al bambino cos'è la rabbia e come la si riconosce, si possono utilizzare dei libri, alcuni anche molto belli. Tra i tanti, segnaliamo Che rabbia! di Mireille D'Allance (edizioni Babalibri) che può essere letto con ottimi risultati anche ai bambini sotto ai 2 anni e che utilizza proprio il sistema della scatola per sconfiggere la rabbia che assale il protagonista della storia.
Una volta mostrata l'emozione, si può chiedere al bimbo di costruire la sua scatola personale (può essere una vecchia scatola delle scarpe personalizzata, un cestino, un sacchetto... Qualunque cosa può andare bene). É molto importante che il bambino la personalizzi come meglio crede e la metta in un posto ben visibile e che gli sia di facile accesso.

Non appena il bambino si arrabbia, gli si può chiedere di indirizzare la rabbia verso la scatole (per esempio, gridando all'interno la sua frustrazione, riempendola con qualcosa che ha in mano o un oggetto simbolico che rappresenti la rabbia stessa - per esempio, un piccolo fazzoletto rosso).

A questo punto, si chiede al bambino di chiudere la scatola (o il cestino), riporlo al suo posto e non pensarci più
Una volta che la rabbia sarà passato e il bambino sarà tornato ragionevole, sarà possibile affrontare il problema cercando di capire i motivi che lo hanno portato ad arrabbiarsi.

Il metodo sembra macchinoso. In realtà, funziona.
Consente non solo al bambino di individuare l'emozione che lo ha assalito, ma anche di padroneggiarla, isolarla e, in questo modo, toglierla di mezzo.
 

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  • Commento inserito da ameralda il 8 gennaio 2016 alle ore 12:18

    Sono nonna e purtroppo quanta rabbia ho dovuto ingoiare e quindi vivere con tanti problemi di salute, ora va meglio ma l elaborazione e' lunga, proverò sicuramente questo metodo, ho gia' la scatola, grazie davvero, vi faro' sapere!

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