Kangaroo Mother Care: di cosa si tratta?

Chiamata in italiano, molto semplicemente, marsupio terapia, la Kangaroo Mother Care è stata introdotta negli ospedali italiani per aiutare i bambini prematuri a superare eventuali difficoltà di adattamento e salute attraverso il contatto pelle a pelle tra la mamma e il bebè.

di Alessia Altavilla
Si definiscono pretermine i bambini nati prima della trentasettesima settimana, venuti al mondo, il più delle volte, con grossi problemi di adattamento e salute e la necessità di trascorrere infinite ore e giorni in incubatrice.
Per la cura di questi bimbi esistono, in Italia e nel resto del mondo, protocolli standard di assistenza che prevedono, appunto, l'utilizzo di una macchina per agevolare lo sviluppo e consentire al piccolo di affrontare la vita extra-uterina. Da qualche anno, però, è stato introdotto anche in Italia un metodo alternativo, metodo che all'estero ha già trovato ampio seguito ed è stato dichiarato non solo funzionale allo scopo ma, addirittura benefico alla lunga distanza. Si tratta del Kangaroo Mother Care, una pratica che consiste nel creare un contatto skin-to-skin, pelle a pelle, tra la mamma (o il papà) e il bambino tutti i giorni fino all'uscita dall'ospedale per un periodo di tempo variabile che può arrivare anche fino alle due ore.


Questo sistema, utilizzato per la prima volta alla fine degli anni Settanta in Colombia a opera del dottor Héctor Martienz Gòmez e del dottor Edgar Rey Sanabria nel tentativo di risolvere il rischio di ipotermia dei prematuri per la mancanza di macchine incubatrici, non solo aiuterebbe lo sviluppo del bambino, ma favorirebbe anche la produzione di latte e, di conseguenza, l'allattamento (non è un caso che sono sempre più numerosi i reparti maternità che optano per lo skin to skin subito dopo il parto anche in presenza di bimbi nati a termine per favorire, appunto, l'inizio dell'allattamento).

COME VIENE ESEGUITO

Coperto semplicemente con una leggera copertina (o con gli stessi vestiti della mamma o del papà) e un cappello, il bambino viene sistemato in posizione verticale tra i seni della mamma che dovrà essere completamente nuda, proprio perché è fondamentale che il contatto avvenga tra la pelle dei due. La mamma, che potrà essere seduta o in piedi, sarà quindi incoraggiata a muoversi e a offrire il capezzolo al neonato incoraggiandolo a succhiare. Quando la mamma sarà impossibilitata a tenere il bimbo, potrà fare le sue veci il padre.
La durata del contatto dipende dallo stato di salute del bimbo, dal peso e dal protocollo medico cui è sottoposto. A ogni modo, il consiglio generale, è quello di non sottoporre il neonato a eccessivi cambiamenti. Ecco perché la pratica non dovrebbe avere una durata inferiore ai 60 minuti che possono diventare anche 120 (o più) man mano che il piccolo risulta essere fuori pericolo. Si tratta, comunque, di un approccio graduale che viene deciso volta per volta insieme al medico e all'ostetrica.
Ai genitori vengono spiegati quelli che sono i segnali da tenere sotto controllo durante la KMC (respirazione del bambino, colorito della pelle, eventuali segni di malessere, il battito cardiaco....) e come va osservato il bambino. I casi di morte o complicanze, comunque, durante l'applicazione del metodo sono rari se non pressoché assenti.
Il più delle volte, invece, succede che il bebè si rilassi e respirazione e battito cardiaco si regolarizzino.

BAMBINI PI INTELLIGENTI CON LA KMC
Recenti studi hanno anche dimostrato che oltre a favorire lo sviluppo e, di conseguenza, la capacità di adattarsi alla vita extra uterina dei bimbi nati prematuro (o, semplicemente, fortemente sottopeso), la KMC avrebbe effetti positivi anche a lunga distanza: sembrerebbe, infatti, che i bimbi, anche a distanza di anni, riescano a dormire meglio, siano più sereni e siano dotati di una maggiore capacità cognitiva rispetto ai bimbi passati esclusivamente dall'incubatrice.

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