Sugar Tax. La tassa sulle bibite zuccherate

Si è parlato molto, nei giorni scorsi di Sugar Tax, una tassa applicata sulle bevande zuccherate già in uso in altri problemi. Di cosa si tratta esattamente? E come inciderebbe sul costo della bibita?

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La Sugar Tax, la tassa applicata sulla vedita delle bibite gasate, sembrava essere, nei giorni scorsi, vicina a diventare realtà anche in Italia.


Il 16 novembre, infatti, era stato approvato in Commissione Finanza alla Camera da Carla Ruocco (M5s), un emendamento che prevedeva di tassare di un centesimo per grammo di zucchero le bevande contenenti zucchero, a partire dalla Coca Cola.
Obiettivo della manovra: il reperimento dei fondi necessari al taglio dell'Irap per i professionisti con un volume d'affari inferiore ai 100.000€ (stiamo parlando di una cifra che si aggira intorno ai 23 miliardi) e di destinare il resto per finanziamenti all'Università e alla Ricerca. 

Dopo le numerose contestazioni soprattutto da parte di Assobibe, l'associazione di categoria che in Confindustria rappresenta le bevande analcoliche, e la presa di posizione di Salvini ('non è il momento di introdurre nuove tasse'), la legge, che sembrava ormai certa, torna in discussione, mentre Gian Marco Centinaio, ministro delle Politiche Agricole, proprio ieri ha dichiarato che se mai la Sugar Tax dovesse entrare in vigore, sarebbero comunque esentate tutte le aziende che fanno uso di zucchero italiano.
In questo modo, con una scelta sovranista, si cercherebbe di tutelare la produzione locale difendendo un settore, quello della produzione dello zucchero, già in crisi da diversi anni.

IL MODELLO INGLESE

La Sugar Tax, di cui in Italia non si è mai parlato, è già realtà in una cinquantina di Paesi.
Tra i tanti, ha destato interesse ed è stata presa a modello, la Gran Bretagna, dove il 16 aprile 2018 è entrata in vigore la Soft drinks industry levy (Sdil), la tassa sulle bevande analcoliche o poco alcoliche, pronte da bere o solubili che superano una certa soglia di zuccheri aggiunti. Esenti i succhi di frutta naturali e le bevande a base di latte sono esenti. Il provvedimento, che ha coinvolto 326 produttori, prevede una tassazione di 18 pence/litro (0,20 €) per bibite con un contenuto variabile da 5 a 8 grammi di zuccheri per 100 ml. Se, invece, il contenuto supera gli 8 grammi per 100 ml, l’importo sale a 24 pence/l (0,27 €).
La tassa britannica, a differenza di altre forme di tassazione di altri Paesi, non punta tanto alla riduzione del consumo di bevande zuccherate, ma alla diminuizione dello zucchero in esse presenti. 
L'obiettivo sembrerebbe, per il momento, essere stato raggiunto.
Nel corso, infatti, dei due anni che hanno preceduto l'entrata in vigore della legge, le aziende si sono impegnate a modificare le ricette delle loro bevande con una riduzione di zucchero pari a 45 milioni di chilo per anno.
Giusto per fare qualche esempio pratico, nel Regno Unito la quantità contenuta in Fanta e Schweppes varia da 4,5 a 4,9 g per 100 ml, mentre in Italia oscilla fra 8,9 e 11,8 g.

CONTRO L'OBESITÀ E PER COMBATTERE IL DIABETE

La proposta di legge è stata ben accolta da medici e nutrizionisti che la vedono come un primo passo, in termini legislativi, per introdurre anche in Italia una campagna seria di lotta seria contro l'obesità e il consumo di cibo spazzatura.
Andrebbe, però, fatta rientrare in un quadro di provvedimenti più ampi all'interno dei quali rientrano anche il divieto di pubblicizzare alimenti contenenti troppi zuccheri e grassi in particolare se destinati ai bambini, l'adozione di etichette a semaforo in modo da poter guidare i consumatori nella scelta dell'acquisto dei prodotti, l'introduzione nelle scuole di corsi di educazione alimentare...

 

 

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