A proposito di adenoidi

Si chiama Patologia Adenotonsillare. È un problema che interessa soprattutto i bambini, non particolarmente grave, ma che può causare disturbi. Ecco qualche consiglio.

di Manuela Magri

Il nome scientifico della malattia è Patologia Adenotonsillare e indica l’infiammazionne del tessuto adenoideo e di quello tonsillare situati a livello delle vie aeree superiori. Questo tessuto, chiamato tesuto adenotonsillare, serve per creare una zona di difesa in cui le sostanze esterne al nostro organismo vengano riconosciute e rese innocue attraverso la creazione di anticorpi ed è, quindi, fondamentale, per l’immunogenesi durante i primi anni di vita: il fatto, poi, che l’infiammazione di questi tessuti riguardi soprattutto i bambini piccoli è forse una conseguenza del fatto che questi ultimi sono più portati a introdurre nel corpo qualunque sostanza a esso estranea (è risaputo, infatti, che i bambini, forse proprio come mezzo di conoscenza, mettono in bocca qualunque cosa capiti loro sotto mano). Quella che comunemente viene chiamata “tonsillite”, quindi, non è altro che una un’alterazione dell’equilibrio tra agente di aggressione e sistema di difesa all’attacco e può causare delle complicazioni patologiche di vario livello.

Si distinguono due tipi di patalogie: la prima, detta ipertrofia del tessuto adenoideo e tonsillare provoca disturbi respiratori, soprattutto nasali: i piccoli affetti da questo disturbo fanno fatica a respirare con il naso e, durante la notte, hanno un respiro russante che può provocare disturbi nella regolarità del sonno con conseguente stato di stanchezza durante il giorno; la seconda, invece, è una tonsillite recidivante ed è accompagnata da continui episodi febbrili, difficoltà nella deglutizione e dolore alla gola per la presenza di placche sulla superficie tonsillare.


La terapia che si consiglia generalemente in questi casi è quella antibiotica, con dosi e giorni di durata della medesima prescritti dal pediatra, o dal medico curante, a seconda dei casi; nel caso poi quest’ultima non dia risultati, si ricorre generalmente all’intervento chirurgico, anche di fronte a bimbi molto piccoli.
Si tratta di un’operazione, se così si può dire, di routine, che difficilmente porta delle complicazioni, e viene eseguito in anestesia totale con successiva degenza per qualche giorno in ospedale. Le tecnica più utilizzata è quella dell’intubazione oro o naso-tracheale e utilizzo del bisturi per la dissezione; esistono, però, anche tecniche alternative eseguite col laser o con la spatola argon-plasma, che a quanto pare, dovrebbero causare meno dolore e ridurre i giorni di degenza post-operatori. Si tratta, però, di operazioni più lunghe i cui benefici non sono stati del tutto accertati rispetto ai metodi tradizionali. Si tratta, semplicemente, di scegliere tra una scuola di pensiero ed un’altra.

Per quanto riguarda la prevenzione, non esiste nulla che possa davvero tenere lontano un bambino dall’aggressione dei germi esterni (il fatto stesso di frequentare un asilo o luoghi pubblici lo rende soggetto ad eventuali attacchi), a meno di costringerlo a vivere “sotto una campana di vetro”. La patologia va certamente tenuta sotto controllo, ma nel caso in cui l’organismo del piccolo non rispondesse alle cure antibiotiche, come detto sopra, l’intervento chirurgico si rivelerà un ottimo e definitivo rimedio.



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