Il cognome dei pupazzi

Dal blog di Patrizia, Extrammamma, una storia tenera di pupazzi con un'anima, di oggetti transizionali e di genitori con una fervida fantasia.

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di Alessia Altavilla
Quand'ero bambina avevo letto che il 3 marzo in Giappone era la festa delle bambole. Quasi tutti gli anni però mi dimenticavo di festeggiare. Oggi invece mi sono ricordata e, considerato che oramai per me il tempo delle bambole è scaduto da una vita, dedicherò questo post ai pupazzi delle mie figlie.
Come nella nostra società, anche tra i pupazzi non c'è democrazia.


I pupazzi sono più o meno fighi-importanti-amati-insostituibili.

Per Anita il pupazzo nº1 è Ia, un coniglio rosa di pezza di 12 anni e 9 mesi che la mia primogenita ha incontrato quando aveva 3 mesi e da allora è stato amore. Ia era insostituibile e assolutamente necessario per dormire, Anita succhiava il dito e teneva Ia con l'altra mano. Ricordo uno di quei terribili inverni di tosse, bronchiti e broncospasmi quando Anita era piccola e sempre malata. La pediatra ci aveva spedito in Liguria (probabilmente prendeva la mezza dagli albergatori della zona) per un paio di settimane terapeutiche di aria iodata e pallido sole. Andavamo a Celle Ligure. A Voghera ci siamo accorti che Ia era stato dimenticato a casa. Non potevamo assolutamente proseguire, così siamo tornati indietro a prendere Ia, altrimenti mia figlia non avrebbe dormito non per la tosse, ma per la disperata assenza del suo amatissimo pupazzo.

L'importanza di Ia mi è stata chiara da subito. Ia seguiva Anita ovunque: in casa, ai giardinetti, in auto, a fare la spesa, spesso cadeva in terra e ovviamente il rosa pallido della sua pelle si tingeva di grigino o di marroncino, aveva spesso macchie di latte rappreso, qualche volta anche baffi di marmellata.
Puzzava. Doveva essere lavato. Ma poi doveva anche essere asciugato e questo significava magari una notte senza Ia. Di sicuro una notte di tormento. Dovevamo trovare un altro Ia, un clone, una controfigura, un doppio.
Ia era stato prodotto dalla Fisher Price, avevo cercato nel catalogo e...non era più in produzione. Sciagura!
Della stessa linea -Dolci Coccole- era rimasto sul mercato solo un inutile orsetto beige .
Allora avevo telefonato all'outlet più vicino per sapere se per caso ci fosse stato qualche vecchio Ia, avanzo di magazzino.
Con un'insperata botta di fortuna un ultimo Ia giaceva, dimenticato, nel discount ad Arona sul Lago Maggiore. L'abbiamo acquistato, lavato più volte, per scolorirlo come il primo Ia, e tenuto di scorta in un sacchetto in fondo all'armadio. Così quando Ia lercio andava in lavatrice, il secondo Ia subentrava profumato e senza germi serenamente, pacatamente e soprattutto clandestinamente.
Questo è ancora un segreto in famiglia che Sant' e io porteremo nella tomba.
Forse perchè oramai ho il cervello in pappa, l'altra sera, mentre urlavo: 'Ora basta, andate a lettoooo!', mi sono ricordata improvvisamente che il cognome di Ia è appunto Dolcicoccole. Come certe persone si chiamano Bevilacqua, Spazzacampagna, ecc. anche Ia ha un cognome composto e si chiama Dolcicoccole.
Così ho gridato ad Anita: 'Sai qual è il cognome di Ia? Dolcicoccole!'
Anita, che stava smanettando su FB, mi ha guardata con compassione.
Mia figlia dorme ancora con tutti i suoi pupazzi quindi non poteva fare troppo la sostenuta. Fingere che la mia non fosse una notizia bomba.
Così mi ha dato retta e abbiamo stabilito che oltre a Ia Dolcicoccole, nel suo letto ci sono la tartaruga Guga Manhattan, la scimmia Lolo Jellycat, l'Orsopanno Eden. (Il cognome degli altri è dato dalla loro etichetta)

Emma invece ama il ranocchio Sky, che veste con gli abiti che abbiamo comprato in Scozia, e per viaggiare usa la versione light Skyino. Sono cugini e di cognome fanno Noukie.

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