Il gioco simbolico: perché è importante

Dopo il primo anno di vita e per tutta l’età prescolare il gioco dei bambini diventa simbolico. Si caratterizza, insomma, per una sorta di rappresentazione ludica della realtà attraverso la quale il bimbo struttura il proprio sviluppo cognitivo, sociale e affettivo.

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di Manuela Magri

Non appena il bambino prende atto delle sue abilità e acquisisce confidenza con il movimento e con il linguaggio, adotta un comportamento ludico caratterizzato dalla finzione, dall’interpretazione, dall’assunzione di ruoli. In un’età compresa tra i 24 e i 30 mesi (ultimamente, però, capita di vedere bambini sotto ai 18 mesi già pronti per giochi simbolici), il gioco simbolico diventa lo strumento conoscitivo ed espressivo attraverso il quale il piccolo cresce sia dal punto di vista cognitivo, sia per quanto riguarda la sfera sociale, sia per ciò che concerne l’aspetto affet6tivo.
Fanno parte di questa categoria tutti i giochi di ruolo (il far finta di…), i giocattaoli che assumono il compito di oggetti transizionali (le bambole, i peluche, i burattini, i pupazzi…), i giochi di impostazione costruttivistica/costruzionista.


Man mano che il bambino cresce e affina la sua esperienza del mondo, il gioco simbolico diventa più complesso e assume nuovi significati che vanno ben oltre la semplice imitazione del comportamento degli adulti.

CARATTERISTICHE DEL GIOCO SIMBOLICO

Perché sia tale il gioco simbolico necessita di una netta presa di coscienza, da parte del bambino, del proprio Io, strutturato, solido e cosciente della realtà.
Durante questa attività ludica, infatti, che nasce nel tentativo di imitare il comportamento degli adulti e attraverso la quale il bimbo si appropria dei meccanismi della realtà, il bambino mette in atto inizialmente meccanismi imitativi che gli consentono di avvicinarsi al mondo degli adulti in una prospettiva ludica. Quindi, in una fase successiva, il bambino diventa l’artefice stesso della realtà, colui che fa succedere cose, modellando a suo piacimento il mondo che lo circonda, sempre, però, all’interno di un meccanismo di finzione.
Il gioco simbolico non richiede la presenza di un adulto. Il bambino vi si dedica da solo oppure in compagnia di coetanei. Se l’adulto dovesse essere chiamato in causa, avrebbe l’obbligo implicito di stare alle regole del piccolo, sottomettendosi a esse anche qualora queste non dovessero essere credibili o verosimili.

FANTASIA AL POTERE
Se il gioco simbolico svolge primariamente il fondamentale compito di far conoscere al bambino la realtà prospettandogliela sotto un aspetto ludico, in secondo luogo esso diventa uno strumento che consente al giocatore di dare libero spazio alla fantasia, alla creatività e all’immaginazione mettendo in scena, è proprio il caso di dirlo, desideri, paure, frustrazioni, sogni…
Il bambino, infatti, può diventare tutto ciò che vuole, fare tutto ciò che vuole (sempre nei termini della finzione), esprimersi liberamente come meglio crede. In questo modo, non solo si rapporta con la realtà imparando a dominarla, ma anche con il potenziale se stesso, imparando a conoscersi meglio.

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