Un papà in dolce attesa

La gravidanza dal punto di vista del papà. Che spesso si ritrova a vivere di riflesso emozioni e sensazioni che non vive sulla propria pelle e il cui ruolo non appare a tutti ben chiaro nell'arco dei nove mesi di gestazione.

di Manuela Magri

La gravidanza è un'esperienza femminile. Nel bene e nel male, infatti, solo una donna (e solo una madre o una donna che sta per diventarlo) è veramente consapevole, sin dal primo istante, di ciò che sta succedendo dentro di lei, delle trasformazioni del suo corpo e della vita che lentamente si sta formando, cellula dopo cellula, organo dopo organo, muscolo dopo muscolo, grazie alle sue cellule, ai suoi organi, ai suoi muscoli. La gravidanza è un qualcosa di viscerale che difficilmente, anche volendo, può essere raccontata, spiegata, mostrata. Eppure, il padre, il futuro padre, ne è responsabile almeno per un buon 50%. Il suo contributo, per lo meno all'inizio, è stato 'sostanziale'. Senza, probabilmente, nulla avrebbe avuto luogo.
Nonostante questo, per molti uomini il periodo della dolce attesa rimane un qualcosa di nebuloso, poco definibile. In un certo senso è come se rimandassero il momento in cui abdicare al ruolo di figlio per assumere quello, certamente più difficile, di padre. È per loro chiaramente più difficile accettare e comprendere il cambiamento radicale cui la coppia sta andando incontro. Per la madre, il bambino c'è, è tangibile e concreto dentro di lei sin dalle prime settimane. Il padre deve, invece, lavorare di fantasia, ipotizzare, assecondare e accettare ciò che può vivere solo di riflesso, attraverso i racconti della compagna/moglie.


Passo dopo passo: un'esperienza da condividere
La gravidanza comincia un istante dopo che l'ovulo è stato fecondato dallo spermatozoo. Qualunque siano le personali posizioni morali ed etiche in materia, l'ora 'x' rimane comunque quella sia che la coppia decida di non portare a termine la gravidanza, sia che ci siano dei problemi, sia che le cellule non riescano a diventare embrione e poi feto, in un certo senso, si può dire che la donna può considerarsi incinta nel momento stesso dell'avvenuta fecondazione. Ovviamente, a meno che il bambino non sia stato cercato, difficilmente la futura mamma ne avrà delle avvisaglie subito. Il primo sintomo è l'amenorrea, la mancanza del ciclo. Poi, via via, mese dopo mese, seguiranno tutti gli altri (nausea, gonfiore al seno, aumento di peso, salivazione…), diversi da donna a donna e da gravidanza a gravidanza. In ogni caso, tutte sono perfettamente in grado di 'sentire' le trasformazioni prima e la presenza del bambino poi.
Per il papà, come abbiamo detto sopra, è diverso. Per lui, i cambiamenti subiti dalla compagna/moglie non sono visibili almeno fino al terzo mese, e anche allora hanno a che fare solo con l'aspetto 'ponderale'. Non è mancanza di sensibilità (o per lo meno non lo è sempre). È oggettiva difficoltà di comprensione.


Ecco perché è fondamentale che la futura mamma coinvolga il futuro papà sin dalle primissime fasi della gravidanza, dal momento del test fino al parto. Ecografie, visite di controllo, esami… sono esperienze che la coppia deve vivere congiuntamente, raccogliendone magari informazioni e sensazioni differenti, ma che entrambi i genitori devono essere in grado di conservare dentro di sé per sempre (la prima ecografia, la prima volta che il bambino si è mosso, quando è stato possibile rivelare il suo sesso…). Per quanto il numero di padri che partecipano attivamente al travaglio sia decisamente in aumento, sarebbe bene che il parto, anche per loro, non fosse che la fase conclusiva di un viaggio che è durato in realtà nove mesi e che in nove mesi ha attraversato varie fasi, diverse tappe, fino a trasformare la donna in madre e l'uomo in padre.

Stati d'animo e scelte
Spetta alla donna, più consapevole di ciò che sta accadendo, coinvolgere l'uomo nell'esperienza della gravidanza, non solo dal punto di vista pratico (scelta del nome, visite mediche…), ma anche per ciò che riguarda l'aspetto emotivo. Tutto, durante i nove mesi di gestazione, deve essere messo in condivisione all'interno della coppia: le paure, le ansie, le gioie, le speranze, le aspettative… Il papà, non solo sarà un ottimo punto di riferimento e una spalla su cui sorreggersi nei momenti difficili (non foss'altro perché, appunto, meno coinvolto emotivamente e, quindi, più razionale), ma attraverso gli stati d'animo della compagna imparerà a porsi delle domande a cui non aveva mai pensato, imparerà a prendere in considerazione aspetti che non aveva considerato.
In poche parole, testerà quasi in prima persona la meraviglia e il terrore di aspettare un bambino.

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