Emilia Romagna: vaccino obbligatorio per i bimbi che frequentano il nido

In Emilia Romagna diventa legge l'obbligatorietà del vaccino (antipolio, antidifterica, antitetanica e antiepatite B) per i bambini che dovranno frequentare il nido.  

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di Alessia Altavilla

E' la prima regione ad adottare un provvedimento simile dopo il via libera dell'Assemblea Legislativa per l'obbligatorietà di vaccinazione per i bambini che frequentano il nido. In altre parole, per poter essere iscritti all'asilo nido - pubblico e privato - i piccoli dovranno avere effettuato antipolio, antidifterica, antitetanica e antiepatite B.
La decisione, presa per tutelare la Salute pubblica con 27 voti favorevoli, 5 contrari e 10 astenuti, si innesta nel dibattito infinito tra sostenitori delle vaccinazioni (ricordiamo il gruppo di mamme che facevano capo all'hashtag #IoVaccino) e detrattori e riaccende il dibattito sulla libertà o meno di scelta quando si tratta di salute personale.


E' giusto o no 'obbligare' i genitori a scegliere tra vaccinazioni per i propri figli e possibilità di accedere alle strutture scolastiche?

Il perché della decisione è stata ampiamente spiegata dal presidente Bonaccini e rientra in quelle che sono le indicazioni dell'OMS per salvaguardare la salute pubblica.

Come è noto, infatti, per garantire la migliore protezione a tutta la popolazione, la percentuale di vaccinati deve essere superiore al 95%. In Emilia Romagna tale percentuale era scesa al 94,5% nel 2014 fino a toccare i minimi storici nel 2015 arrivando solo al 93,4%.
La situazione non è certo migliore nelle altre regioni. In generale, infatti, la soglia del 95% è, ormai, lontana ovunque.
I dati del 2015, infatti, segnalano che la copertura è del 95% per poliomelite, tetano, difterite ed epatite B e sotto l'86% per quanto riguarda parotite, rosolia e morbillo.
Quella che gli esperti chiamano 'immunità di gregge' è ormai una chimera e le campagni antivaccinali non fanno che peggiorare la situazione (non solo in Italia, ma in tutti i paesi occidentali) con crescente preoccupazione degli esperti e di quanti si occupano di salute pubblica.
La difterite, per esempio, è tornata in Europa mettendo a rischio la salute dei bambini non vaccinati (a morire lo scorso anno un bambino spagnolo non vaccinato dopo che per 30 anni la malattia non praticamente scomparsa dalla Penisola Iberica), degli adulti, vaccinati e non, e di quanti per motivi vari non possono essere sottoposti a vaccinazioni.
La rosolia, malattia del tutto innocua durante l'infanzia, espone al rischio di malformazioni e malattie gravissimi, i bimbi nati da mamme che l'hanno contratta durante la gravidanza.
Il morbillo, malattia tipica dell'infanzia piuttosto frequente prima che venisse reso disponibile per tutti il vaccino, può avere un decorso grave esponendo chi lo contrae a pericoli seri.

Naturalmente, la scelta dell'Emilia Romagna accende un dibattito che probabilmente andrà gestito negli anni a venire sull'importanza della libertà di scelta personale a fronte di quello che viene dichiarato essere il bene collettivo.
Ma il rischio che malattie praticamente estinte tornino prepotentemente in Europa, importate da paesi in cui le vaccinazioni non sono disponibili e accessibili per la popolazione, c'è ed è molto alto.

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