Il sale fa male?

Sconsigliato durante lo svezzamento e nel primo anno di vita del bambino, da ridurre drasticamente in gravidanza, il sale è uno di quegli alimenti che andrebbe consumato con moderazione. Perché?

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di Manuela Magri

Per secoli il sale è stato un alimento prezioso per l'uomo. In mancanza, infatti, di sistemi moderni di conservazione dei cibi, il sale consentiva di conservare gli alimenti evitando che si deteriorassero. Tuttora, anche se per motivi diversi, alcuni cibi vengono messi sotto sala o conservati in salamoia.
Il consumo di sale, però, andrebbe drasticamente limitato, dal momento che proprio il sale sarebbe uno dei principali responsabili dell'aumento della pressione arteriosa.



QUANTO SALE?
L'elemento principale contenuto nel sale è il sodio il cui fabbisogno per una persona adulta non dovrebbe superare i 600mg al giorno, pari a 1,5gr di sale. Mediamente, però, noi consumiamo 12gr di sale al giorno, superando di 10 volte la soglia consentita.

Senza considerare che molti degli alimenti che abitualmente consumiamo (insaccati, formaggi, prodotti confezionati…) contengono enormi quantità di sale che vanno a sommarsi a quello aggiunto nei cibi in cottura o a crudo.
Questo eccesso viene spesso associato a malattie quali l'ipertensione, l'osteoporosi, l'obesità ed è fortemente sconsigliato dai medici. QUANDO RIDURRE DRASTICAMENTE IL CONSUMO DI SALE
A parte in presenza di alcune patologie (insufficienza renale, scompensi cardiaci, cirrosi epatica…), il consumo di sale andrebbe drasticamente ridotto se non del tutto abolito in alcune situazioni particolari, gravidanza, svezzamento, diete ipocaloriche….
In gravidanza:
Molteplici i motivi per i quali durante la gravidanza il consumo di sale andrebbe drasticamente ridotto. Innanzitutto, per mantenere basso il livello della pressione arteriosa. Se, infatti, la pressione bassa non comporta alcun tipo di rischio reale di salute per la donna e per il bambino, la pressione alta potrebbe essere responsabile di malattie che, nei casi più gravi, potrebbero anche compromettere il benessere del nascituro.
Inoltre, durante i nove mesi il corpo produce una quantità di scorie superiore a quelle prodotte normalmente. Questo comporta un grosso lavoro da parte dei reni (la presenza di albumina nelle urine indica un'alterazione delle funzioni renali) che andrebbero, perciò, aiutati con una dieta sana, povera di grassi, alcolici, alimenti piccanti o speziati, sale.
Durante lo svezzamento:
Come tutte le mamme ben sanno, la dieta del bambino durante lo svezzamento dovrebbe essere completamente priva di sale. Sebbene adesso questa indicazione categorica sia stata leggermente ammorbidita, è parere comune, comunque, che le prime pappe del piccolo debbano essere povere di sale. Il motivo principale è che i reni del bimbo non sono ancora pronti a un surplus di lavoro per provvedere allo smaltimento del sodio, per altro già abbondantemente contenuto in natura negli alimenti.
C'è poi da dire, che abituare un bambino di sei mesi a sapori troppo decisi e a un'alimentazione 'artefatta' per l'eccessiva presenza di sale, non è consigliato soprattutto per quelle che saranno le abitudini future del piccolo e per non indirizzarlo su una strada di abitudini scorrette che potrebbero sfociare nell'obesità o il sovrappeso.
In linea di massima, quindi, si può dire che un pizzico di sale non gli farà certo male ed è ben tollerato. L'abuso (e questo vale anche per gli adulti), andrebbe, invece, caldamente evitato.

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