Bimbi, animali e pet therapy

La dottoressa Maria Rita Esposito ci spiega perché gli animali rivestano un ruolo tanto importante nella crescita del bambino e perché vengano utilizzati come strumenti terapeutici in alcune patologie.

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L’approccio del bambino agli animali caratterizza, sin dalla primissima infanzia, i contenuti dei suoi disegni: l’uccellino, il gatto, l’elefante... sono rappresentazioni quasi sempre presenti negli elaborati grafici dei piccoli della scuola dell’infanzia e della scuola primaria.
La capacità di osservazione e la curiosità orientano, infatti, i bimbi verso ogni esperienza in movimento e verso la diversità dal sé: anche per questo gli animali rappresentano l’affascinante mondo fantastico dei bambini.


L’animale per il bambino, come anche per molti adulti, è caricato di una grande valenza emotiva, strettamente connessa alla sua forma, al suo habitat, al suo linguaggio. E sempre più spesso, negli ultimi anni, l’importanza della relazione del bambino con gli animali sviluppa ricerche e sperimentazioni sociologiche e psico – pedagogiche, finalizzate all’aspetto terapeutico sotteso.

In medicina si parla di pet-therapy, definizione coniata nel 1953 dal neuropsichiatra infantile Boris Levinson che per caso si trovò a fare una scoperta interessante. Il medico, infatti, aveva in cura un bambino con tratti autistici; questi cominciò a manifestare una maggiore e positiva disponibilità all'interazione dopo aver avuto un contatto con il cane di proprietà di Levinson.

Pet in inglese significa 'animale domestico' o 'da compagnia' da accarezzare e coccolare. Le azioni di accarezzare e coccolare, specie nei bambini, originano un gradevole e sereno contatto fisico, che è per eccellenza uno dei principali fattori di comunicazione interpersonale, in quanto orienta alla stimolazione della creatività, del desiderio di conoscere e della capacità d'osservazione.

Il gioco con gli animali, guidato dall’adulto esperto, rappresenta un momento educativo fondamentale oltre che uno strumento terapeutico funzionale a favorire nei bambini:
 
  1. i processi cognitivi di scoperta, di memoria, di induzione, di comunicazione verbale e non verbale, di ricerca e di sperimentazione;
  2. l’espressione di comportamenti di rilassamento, di assertività e affermatività, di superamento di forme di timidezza o per contro di forme di aggressività e di iperattività, di adeguamento alle regole di rispetto;
  3. l’equilibrio psico affettivo, nel trattamento di fobie o disagi in genere (anche quelli passeggeri presenti nel bambino, quando ad esempio esiste un cambiamento in famiglia: come la nascita di un fratellino, o un trasferimento di abitazione).

Nelle realtà scolastiche, attualmente ogni Piano dell’offerta formativa, riconoscendo l’educazione ambientale e alla salute come elemento formativo necessario allo sviluppo dell’alunno, programma al suo interno itinerari per le scolaresche presso fattorie, agriturismi, parchi del mare, già per i piccoli di scuola dell’infanzia.
Queste esperienze didattiche permettono ai bambini di aprirsi al mondo animale con interesse, motivazione e positiva ricaduta nell’apprendimento, in quanto sono tra le forme di conoscenza più concrete e quindi più interiorizzabili.

La famiglia, accanto alla scuola, quindi, deve favorire la crescita dei figli attraverso queste scoperte e queste esperienze: approfittare dell’estate come periodo di stasi dal lavoro e dalla scuola può essere un modo divertente e stimolante per avvicinare i piccoli alla fauna.
Gli itinerari che fra l’altro l’Italia offre per queste esperienze sono davvero innumerevoli e adeguatamente preparati a misura di bambino.

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