Domande imbarazzanti

Ci sono frasi che sarebbe meglio evitare perché possono creare nei bambini frustrazione e angoscia.

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di Manuela Magri

Spesso vengono pronunciate in momenti di rabbia, senza rifletterci troppo e senza dare molto peso a quanto viene detto. Eppure i bambini ascoltano e tendono a rimuginare e rielaborare le frasi degli adulti, soprattutto se si tratta di mamma e papà. Sarebbe, quindi, utile evitare di utilizzare certe espressioni in loro presenza, soprattutto se usate per convincerli a fare o non fare qualcosa o per sgridarli.


ALCUNI ESEMPI

Un classico è rappresentato dalla minaccia psicologica: “se non la smetti, chiamo l’uomo nero!”. È un espediente per farsi obbedire ricorrendo allo spauracchio e che spesso, in particolare nei bimbi molto piccoli, ottiene l’effetto desiderato. In questo modo, però, il bambino non comprende il vero senso dell’obbedienza e perché è giusto che abbia determinati comportamenti, ma semplicemente, si piega al volere dell’adulto per paura, cosa che lo rende fragile e spaventato. È meglio, quindi, anche quando si agisce spinti dalla rabbia, cercare un modo per rassicurarlo anche nel momento in cui lo si sgrida, facendogli capire dove sta sbagliando e come dovrebbe comportarsi correttamente, per il suo bene non per la nostra tranquillità.

Vuoi più bene alla mamma o al papà?” è una domanda che spesso amici e parenti rivolgono al piccolo senza dare davvero un senso a quello che stanno chiedendo, ma che getta il bambino nella confusione, poiché si vede costretto a dover scegliere tra due affetti per lui fondamentali, con l’angoscia di ferire uno o l’altro genitore e con la paura di non aver risposto correttamente alla domanda. È, inoltre, scontato che la sua preferenza sarà indirizzata al genitore col quale, in quel momento, va più d’accordo o che lo accontenta di più. Oppure si limiterà ad un “a tutti e due”, rimuginando poi dopo, da solo, a chi dei due effettivamente vuole più bene. Insomma, una domanda da evitare assolutamente anche perché inutile.


Se posta poi da mamma e papà, soprattutto se nella coppia esistono dei problemi, esplicita al bimbo le difficoltà e le tensioni familiari, senza, però, dargli uno strumento per capire quello che sta succedendo in casa. È sempre meglio evitare, quindi, di mettere in mezzo i piccoli nelle liti tra marito e moglie o di usarli come oggetti di potere e di controllo, soprattutto se il fine di questa manovra è il proprio tornaconto personale.
INUTILI CONFRONTI

Un altro atteggiamento sbagliato è quello di confrontare l’operato del bambino con quello di compagni e amichetti, sminuendo le sue capacità. I bimbi hanno, infatti, bisogno dell’appoggio degli adulti per trovare fiducia in loro stessi e per essere stimolati a far meglio. Un frase, quindi, tipo “guarda com’è bravo il tuo compagno”, anche se pronunciata con le migliori intenzioni e in modo assolutamente innocuo, non fa che mortificare il piccolo rendendolo insicuro. Anziché spronarlo a far meglio, lo getta nell’incertezza, convincendolo di essere un perdente. Il bimbo va, invece, rassicurato, facendogli sentire il nostro sostegno anche quando sbaglia o quando non è in grado di fare qualcosa. Meglio, perciò, dirgli: “Sei intelligente, e ce la farai a fare questa cosa. Devi solo impegnarti di più e applicarti”. Mortificarlo e sminuirlo non serve a nulla.

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