Scuola d'infanzia ed educazione motoria

La dottoressa Maria Rita Esposito ci parla dell'importanza dell'osservazione motoria nei bambini della scuola d'infanzia.

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Scuola d'infanzia ed educazione motoria


Nelle Scuole d'infanzia l'attività motoria (Corpo e movimento in salute, secondo le indicazioni per il curriculum 2007) rappresenta un elemento importantissimo per la progettazione degli interventi educativi e didattici.
L’attività motoria (in campo educativo) si struttura come un insieme di azioni che, basandosi sul dialogo corporeo e sulla comunicazione tonica, mira a favorire l'organizzazione motoria, stimolando nei bambini l'interiorizzazione e la programmazione delle tappe dello sviluppo psicomotorio.


In altre parole, l’ducazione motoria, oltre a facilitare l'apprendimento di un corretto comportamento motorio, agendo sull’organizzazione globale e segmentaria del piccolo alunno, si articola al fine di permettere al fruitore, nel gruppo - sezione, di approfondire: 
  • la conoscenza di sé e dell’altro da sè
  • la relazione con i pari e con gli adulti presenti
  • l’espressione e la comunicazione di bisogni e di sentimenti.

Il progetto educativo psicomotorio è influenzato da due fattori, l'analisi dei quali permette un buon approccio dell'insegnante nell'azione didattica:

  • l’ambiente, che è caratterizzato dall’insieme dei fattori di relazione e affettivi che operano sugli aspetti percettivi, sensoriali e conoscitivi dell’alunno e che ne determinano l’interazione col contesto
  • la maturazione delle strutture neuromotorie, che si realizza e che appare evidente per mezzo del raggiungimento delle tappe di sviluppo psicomotorio.

Ciò rende evidente per ogni docente di scuola dell’infanzia l’attenzione e l’osservazione, per la stesura di un adeguato progetto formativo a:


  • il corpo
  • le dinamiche motorie
  • la rilevazione di eventuali difficoltà.

In altri termini l’osservazione rappresenta l’elemento propedeutico e costantemente presente nelle esperienza didattiche motorie e da essa si registra la possibilità per i piccoli (singolarmente e in gruppo) di fare, di saper fare e di saper essere.

Pertanto, le esperienze motorie non possono essere considerate come una successione di attività finalizzate all'acquisizione di uno schema o della coordinazione, o almeno non soltanto: l’attività motoria è l’insieme di una serie di proposte, che si esprimono attraverso il gioco, il laboratorio, il curricolo, già conosciute e sperimentate dall'adulto/insegnante stesso, dove la costante partecipazione attiva alunni/docenti eviti di considerare il corpo e il movimento come oggetto di un programma di esercizi ginnici .

Per predisporre attività ludiche che valorizzino i canali non verbali nell’espressione del bambino dai due anni e mezzo ai sei anni il docente sa che l’osservazione non ha un tempo stabilito aldilà del quale non c'è più registrazione dei dati : l'osservazione non viene, quindi, prima dell’attività didattica, ma essa è presente durante tutto il percorso operativo.
Per ciò ci si serve in modo funzionale della relazione educativa , per cui l’insegnante giocando e sperimentando coi piccoli alunni registra una serie di comportamenti motori e di segnali del corpo che consentono di ordinare in livelli di comunicazione le informazioni non verbali e che suddividono in catene di causa-effetto le azioni e i messaggi.

Nella relazione educativa emerge l’importanza del contesto ludico, che deve essere sempre motivante il piccolo all’azione, al gioco, alla sperimentazione e alla ricerca. In questa prospettiva è importante l’osservazione del docente in relazione alla dimensione affettiva di ogni bambino (dimensione molto diversa nell’espressione a seconda dell’età e dell’ambiente familiare).
Il bambino, infatti, conosce, scopre, apprende, recupera usando il corpo: toccare, orientarsi nello spazio, percepire sono attività, esperienze che lasciano passare concetti attraverso un’azione che coinvolge emotivamente l'essere tutto. Ecco perché l’espressione del corpo passa nel bambino dal vissuto al percepito al rappresentato.Per il bambino è impossibile acquisire il concetto spazio-temporale, senza dargli prima la possibilità di vivere lo spazio e il tempo suoi quotidiani, con i modi e i tempi personali; è impossibile acquisire il concetto del dentro-fuori senza fargli vivere e sperimentare il dentro e il fuori a livello affettivo, con il piacere o il dispiacere che possono accompagnare l'essere dentro e stare bene o male e cosi via.

Niente, quindi, può essere interiorizzato se non passa dapprima attraverso l'organizzazione tonico-emozionale. Per promuovere ciò è necessario che l’insegnante della scuola dell’infanzia favorisca per il singolo e per il gruppo la posizione di una giusta distanza. Porsi a una 'giusta' distanza dal bambino osservato significa: 

  • evitare una distanza ridotta che può condurre a un rapporto troppo stretto con l'altro, che può essere percepita dall'osservato come invasione del proprio spazio e dunque della propria personalità e libertà
  • evitare una distanza emotiva troppo ampia che può rompere la comunicazione e simbolizzare “troppo” la relazione.

Osservare i segnali che il bambino invia col corpo e il movimento rappresenta per i docenti la chiave di lettura delle caratteristiche dell’alunno ed ecco perché la sua scientificità può essere valicata dalla costruzione di strumenti efficaci come il diario di bordo o  la check list, che consentono raccolta di dati che possano tradursi in profili di sviluppo del singolo e in proposte di intervento per il gruppo. 

Il bambino, scoprendo il proprio corpo nel movimento, vivendo e percependo il sé, scopre lo spazio: per esempio in un setting psicomotorio (come l’aula o la palestra) l'osservatore (l’insegnante) rileva che quando il bambino lancia gli oggetti a distanza si avvia a una prima conquista dello spazio, a una prima proiezione al di fuori di sè, a un desiderio di espressione e comunicazione . E solo più tardi l'analisi dei parametri dello spazio, quali la distanza, l'altezza, la direzionalità e la topologia, condurrà l’alunno alla strutturazione di uno spazio razionale, che si intreccia col valore affettivo, emotivo,simbolico del movimento e del contesto ambientale.

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