Disegno, dunque sono

Il disegno come espressione di sé e racconto del proprio vissuto e delle proprie esperienze. Dal punto di vista della psicopedagogista Maria Rita Esposito.

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Disegno, dunque sono


Il disegno rappresenta una delle attività che il bambino sceglie spesso come modalità di gioco. Attraverso il disegno, soprattutto quello libero, i bambini esprimono molto di più del semplice divertimento sotteso: il disegno parla dei loro vissuti e delle loro emozioni, a volte delle paure e delle gioie.
Dalle produzioni grafiche dei bambini è possibile dedurre molte espressioni relative alla vita anche quando esse rispondono a precise consegne. Chiedere a un bimbo di disegnare qualcosa a piacimento corrisponde a chiedergli di parlare di sé: se si considera i bambini cominciano a disegnare (scarabocchiare) fin dal primo anno di vita circa si comprende come ciò in effetti rappresenti per loro un modo piacevole di esprimersi, e come col tempo tendano a comunicare produzioni sempre più precise e rappresentative.


L’adeguatezza dei disegni eseguiti dal bambino non deve, però, tradursi in un’analisi psicologica, almeno non per il genitore e per l’insegnante. Con l’apporto delle teorie psicologiche il grafismo acquista un’importante valenza proiettiva in relazione all’intenso legame che ha con gli aspetti profondi della personalità, ma questo è analizzabile e rilevabile solo in situazioni di setting terapeutico.
Per la mamma e per il docente il disegno deve essere espressione di diverse funzioni, che indicano lo sviluppo degli aspetti fondamentali della crescita della personalità del bambino.

Nei disegni si elicitano a seconda dell’età:
  • La consapevolezza e la fiducia nelle proprie capacità
  • La competenza comunicativa interpersonale
  • La competenza narrativa
  • Il controllo motorio del gesto grafico
  • I prerequisiti della lettura e della scrittura
  • La creatività

    Disegnare per i piccoli diventa acquisire abilità e controllo ma anche raccontare se stessi e dar forma a pensieri e sentimenti, utilizzando una modalità espressiva plastica, flessibile e connotata da ricorrenze cronologicamente e formalmente definite (proprie di ogni bimbo).
     
  • Dal punto di vista grafico dai 2 ai 4 anni i bimbi sono nella cosiddetta “fase dello scarabocchio”, fase nella quale il disegno è movimento: infatti, i piccoli sono maggiormente attenti al movimento e al rumore della matita e del colore sul foglio piuttosto che a ciò che producono.
  • Verso i 4 anni, e in modo sempre più completo fino ai 7, i piccoli giocano disegnando simboli e cominciando a arricchire la figura umana di particolari, spesso derivati dalle proprie esperienze (gli orecchini della mamma, le cravatte di papà, le collane della maestra).
  • Crescendo, nella fase della scuola primaria , il disegno diventa complesso e rappresentativo: movimenti, colori , forme, profondità, direzioni, sono gli elementi tecnici che lo contraddistinguono.
  • Verso i 9 anni comincia a svilupparsi l’aspetto artistico del disegno e il bambino fa una sua “lettura grafica” della natura e degli ambienti, oltre che, in particolare, comincia l’attenzione all’espressività di volti, creando le prime caricature.

    Dare a casa e a scuola ampio spazio all’espressione e alla comunicazione attraverso il disegno è pertanto importante per la crescita creativa del pensiero del bambino e dell’adolescente e per sviluppare in loro il senso critico di ciò che li circonda.

     


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  • Commento inserito da de maddi monica il 14 marzo 2009 alle ore 21:12

    Mariarita come sempre hai scritto delle cose interessantissime. Sei bravissima.

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