Multa per… divieto di sosta

Per dire basta ai maleducati della strada e ai parcheggiatori selvaggi, il portale dell’Educazione Sostenibile lancia la campagna Stia al suo posto.

di Manuela Magri

Macchine parcheggiate sulle piste ciclabili o negli spazi destinati a motorini, moto e velocipidi. Automobilisti fermi sulle strisce pedonali che obbligano mamme, carrozzine e bambini a improbabili slalom per aggirare l’ostacolo. Gente che non conosce il cartello tondo blu e rosso di divieto di sosta.
Insomma, la maleducazione sulle strade è spudorata e sprezzante e interessa tutti, giovani e vecchi, uomini e donne, italiani e non, ricchi e poveri, ignoranti e professori… Come se la strada fosse terra di nessuno e non luogo pubblico in cui ciascuno ha il diritto di essere rispettato e il dovere di rispettare gli altri.


Per dire basta alla prepotenza e ai soprusi quotidiani, il portale dell’Educazione Sostenibile lancia la nuova campagna Stia al suo posto! il cui scopo è quello di porre un freno all’invasione di macchina parcheggiate selvaggiamente che invadono la città sottraendo spazio vitale ai ciclisti, mamme con passeggini e pedoni e a quanti di spostarsi in modo più sostenibile.

Aderire alla campagna è semplicissimo: è sufficiente, infatti, disegnare una multa che esprima, in modo simpatico, creativo e ironico, la propria richiesta di rispetto per gli spazi comuni, stamparla (magari su carta riciclata) e lasciarla sul parabrezza della macchina parcheggiata selvaggiamente.
Si tratta di una multa morale che vuole in qualche modo sensibilizzare gli automobilisti sul loro operato rendendoli partecipi di quelle che sono state le difficoltà riscontrate a causa della loro maleducazione e superficialità.


Per la creazione della multa è possibile usare i modelli presenti sul sito, oppure lasciarsi andare alla propria fantasia e creatività dando vita a 'multe morali' personalizzate (chi lo desidera potrà anche inviarle alla redazione di Educazione Sostenibile per vederle pubblicare sulla Mediagallery).

Insomma. La guerra alla maleducazione è cominciata. Diamoci da fare!

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