Piani di studio personalizzati

I Piani di studio personalizzati sono davvero una novità della Riforma Moratti? Ce ne parla la dottoressa Maria Rita Esposito.

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Nei vari percorsi di formazione per docenti di sostegno e in tanti testi sull'handicap emerge sempre in modo più o meno rilevante quanto gli studi e le ricerche che per anni si sono sviluppate intorno all'handicap e al bambino/adulto diversamente abile, siano, in realtà, funzionali anche ai soggetti in cui non è presente una patologia e una minorazione.
L'attenzione al bimno con handicap, in altri termini, ha permesso agli studi neuropsichiatrici, psicologici, medici, sociologici e pedagogici di ricercare finalità e obiettivi che, in relazione dapprima all'handicap, potessero essere funzionalmente utili, poi, per altri bambini.
Per esempio, l'uso a scuola e in terapia di materiali per il tatto per bambini con disabilità motorie (per il riconoscimento del ruvido, liscio, morbido,…) si è quasi immediatamente tradotto in esperienze didattiche e ludiche per i bambini senza un particolare handicap organico.


Dalle esperienze vissute, caratterizzate soprattutto dalla valorizzazione dell'osservazione come strumento diagnostico e progettuale, si è poi passati all'analisi più ampia del piano di lavoro scolastico per gli alunni con disabilità e non.
Con l'atto di indirizzo (DPR 24.2.1994) nasce, nella presa in carico educativa di un bimbo disabile, il piano relativo alla documentazione del bambino che, partendo dalla diagnosi clinica, giunge all'insieme degli interventi didattici: cioè il Piano educativo individualizzato e il Piano educativo differenziato.


Si tratta di un percorso didattico stilato dai docenti di sezione/classe insieme al docente specializzato che parte dalle competenze dell'alunno, dalle sue capacità e potenzialità, oltre che dalle sue carenze: esso mira a strutturare un progetto che sia finalizzato al perseguimento di obiettivi e traguardi seppur in molti casi minimi, in relazione alla gravità dell'handicap.

Tutto questo rappresenta la premessa all'analisi di almeno una parte della Legge Moratti n.53/03 e, quindi, delle Indicazioni Nazionali per i Piani Personalizzati delle Attività Educative nella Scuola dell'Infanzia e per i Piani di Studio Personalizzati per la Scuola Primaria.
Infatti, il nucleo del processo educativo e del processo di insegnamento/apprendimento si ritrova nel compito della scuola di individuare obiettivi formativi adatti e significativi per ogni allievo e di progettare, quindi, unità di apprendimento necessarie a perseguirli e a trasformarli in reali competenze.
Questo non è nulla di nuovo se si pensa che tali tipologie di 'piani' si identificano e trovano radice nei PP.EE.II. redatti da molti anni per gli alunni in situazioni di handicap.

Si può dire, quindi, ancora una volta, che gli studi e la ricerca/azione sulle diverse abilità sono stati valorizzanti l'alunno nel rispetto e nella valorizzazione delle sue potenzialità e competenze.
Ma i Piani di studio personalizzati, così come già si definisce ogni anno per i PP.EE.II, devono essere progettati tenendo costantemente conto la relazione dei bambini nel gruppo, l'integrazione sociale e la convivenza democratica.
La difficoltà, perciò, non sta tanto nel pianificare interventi individualizzati per gli alunni di una classe, quanto nel trovare le metodologie organizzative che riducano al minimo il rischio di esperienze frammentarie e in cui possa rimetterci la relazione del/nel gruppo.

É molto complesso per il team di insegnanti operare la personalizzazione degli interventi quando spesso il rapporto docenti/bambini è di 1/28, rappresentando questo ancora oggi un limite della qualità.
Immaginiamo quanto, invece, un docente che svolge la didattica all'interno di gruppi - classe o gruppi - sezione di un massimo 15 alunni possa favorire e valorizzare la relazione interpersonale e la scelta di varie soluzioni organizzative, arricchendo in modo personalizzato l'esperienza di ognuno.
I Piani Personalizzati delle Attività Educative nella Scuola dell'Infanzia e per i Piani di Studio Personalizzati per la Scuola Primaria, pertanto, si qualificano proprio come nuova visibilità della diversità, che non va più a polarizzarsi sull'alunno con una minorazione, con un handicap o con una difficoltà negli apprendimenti, ma tende a promuovere un'educazione al riconoscimento che ogni bambino, per esperienze pregresse, per 'bagaglio storico', è diverso nella sua personalità, nella sua espressione e nella sua comunicazione, anche scolastica.

Se volete scrivere alla dottoressa Maria Rita Esposito, porle domande, dubbi e quesiti, potete farlo scrivendo a mresposito@bambinopoli.it.

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