Uno strumento multiculturale

Maria Rita Esposito ci spiega come la Giornata Mondiale della Gioventù possa diventare, religione a parte, un valido strumento per i giovani per testare sulla propria pelle esperienze di multiculturalità.

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Uno strumento multiculturale


La Giornata Mondiale della gioventù rappresenta, ormai dagli Anni ‘80 , un consueto appuntamento di molti e diversi ragazzi in città mondiali valorizzate, oltre che dall’evento stesso anche dalla comunanza della fede cristiano cattolica. Questa giornata, nota con la sigla GMG, ebbe origine durante il Giubileo del1984 quando era pontefice Papa Giovanni Paolo II: durante una celebrazione alla Vigilia della Domenica delle Palme a Roma egli consegnò a un foltissimo gruppo di giovani (se ne stimarono trecentomila provenienti da tutto il mondo!) una croce di legno, che è divenuta “la staffetta” simbolico - culturale , oltre che religiosa, degli incontri che da quel momento si sono sviluppati – ogni anno e fino ad oggi con la GMG di Madrid in agosto 2011- in molte città del globo: Buenos Aires (Argentina), Czestochowa (Polonia), Parigi (Francia), Toronto (Canada)....


La GMG , al di là delle Religioni e della libertà di professare la propria in modo personale, si qualifica come un momento di positiva aggregazione che può servire ai giovani a interagire con mondi diversi. La presenza infatti, in tali giornate, di ragazze e ragazzi di etnie diverse e di tradizioni diversificate, che si possono “toccare con mano”, orienta i nostri ragazzi a un’educazione alla multiculturalità in modo diretto, aspetto preziosissimo per un’Italia che accoglie oggi nelle scuole dell’infanzia, primarie e secondarie alunni di provenienza eterogenea.
Durante queste giornate, come è stato possibile leggere dai quotidiani e vedere in TV (oltre che visualizzare sui tanti blog che hanno reso la GMG “2.0”, evoluta cioè con la velocizzazione della comunicazione in rete web), i ragazzi sono stati messi alla prova di una seria autonomia personale e sociale, dovendo essi adattarsi a situazioni “poco casalinghe” : stare per ore in strade super - affollate, dormire in sacco a pelo, organizzare pasti veloci, resistere al caldo, ecc., sono stati solo alcuni aspetti che hanno caratterizzato le giornate a Madrid.

Ma dalle interviste ascoltate emerge in questi gruppi una potenzialità e un’abilità di adattamento, di autoregolazione e di condivisione che – nei contesti urbani - non sembra appartenere ai giovani di oggi, abituati a estreme comodità, “serviti” a tavola, restii a resistere a situazioni di disagio. Ne deriva, dal punto di vista pedagogico e formativo, che esperienze di questo tipo, che abbiano o meno la Religione come mediatore educativo (ricordiamo infatti altri contenuti esperienziali come quelli dei gruppi di boy scouts), aiuta i nostri ragazzi a relazionarsi in modo creativo e critico con modalità davvero diverse e con realtà culturali molteplici di grande ricchezza per la loro crescita. Immaginiamo la capacità e lo sforzo nel comunicare, seppur con la mediazione della lingua inglese, con ragazzi di etnie così varie e pertanto con culture e folklore nuovi, immaginiamo quanto essa si possa considerare una competenza espressa in una vera e propria “aula didattica decentrata”.

Tali raduni devono, però, avere una continuità “lungimirante” a scuola come a casa: risulta, cioè, importante valorizzare in famiglia e nei contesti scolastici, al rientro, l’esperienza vissuta e percepita. Il racconto di momenti di relazione con altri giovani, le realtà osservate diventano l’oggetto di condivisione genitori/docenti/ragazzi. Consiglio ai tantissimi genitori dei giovani GMG 2011 di porsi in ampia condizione di ascolto, perché la condivisione di esperienze rappresenta uno dei fattori ormai desueti nella relazione genitori – figli, i primi troppo presi, in molte circostanze, a dedicarsi al lavoro e alla casa a tempo “indeterminato”, i secondi troppo immersi nella realtà virtuale del web e dei giochi elettronici.
Altrettanto importante può essere, al rientro a settembre, per i docenti dedicare tempo ai ragazzi che hanno vissuto la GMG 2011, favorendo all’interno delle classi azioni di arricchimento con le conoscenze apprese “sul campo”, perché in tal modo è possibile discutere ulteriormente sull’individuazione dei punti di forza e di debolezza delle fasi di orientamento al futuro, che si presentano spesso agli studenti delle scuole secondarie superiori, in questo periodo, troppo incerte. La presenza costante dei genitori/familiari e dei docenti, in una condizione di accoglienza delle esperienze vissute dai giovani fuori casa e fuori scuola permette di dare reale continuità a momenti positivi della loro vita, ampliandone le prospettive dei loro progetti futuri, oltre che promuovere la necessaria esigenza di esprimere se stessi e di condividere disagi e realtà: queste manifestazioni possono diventare “mediatori motivazionali” per i loro progetti futuri se e solo se la famiglia ne favorisce l’espressività e ne valorizza la capacità di diventare strumenti di maggiore competenza democratica e di attiva cittadinanza.

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