Lacrime di neonato
Dolore, fame, sonno... Sono tutti stati d'animo e sensazioni che il neonato comunica attraverso il pianto. Come imparare a riconoscere le sue necessità.

Dolore, fame, sonno... Sono tutti stati d'animo e sensazioni che il neonato comunica attraverso il pianto. Come imparare a riconoscere le sue necessità.
Se già a partire dai 3 anni i bambini sono perfettamente in grado di associare il pianto ad emozioni ben precise (dolore, rabbia, paura…) comunicando a parole ciò che li tormenta, quelli più piccoli versano lacrime, sostanzialmente, per attirare su di sé l’attenzione, per richiamare i genitori (o chi si prende cura di loro) su qualcosa che li disturba e li costringe in una situazione di disagio.
I problemi insorgono soprattutto nei primi giorni che il neonato trascorre a casa, di ritorno dall’ospedale, quando mamma e papà non sono ancora capaci di distinguere i diversi “pianti” del piccolo e si trovano spiazzati e impotenti di fronte alle sue “urla”, spesso, sovrumane. È fondamentale, invece, imparare sin da subito a riconoscere le cause del pianto del bambino, in modo da poter intervenire tempestivamente evitando fastidi e problemi a lui (anche se, lo ricordiamo, il pianto in sé non costituisce un pericolo per la salute del bebè) e a sé stessi (per un genitore, infatti, è frustrante sentire piangere il proprio piccolino disperatamente e non aver la benché minima idea di come intervenire per farlo smettere).
Tra le principali cause di pianto del neonato, la fame è senza dubbio la prima: quando un bimbo ha fame (o sete) e non viene soddisfatto piange in modo breve e ritmico aumentando l’intensità degli “strilli” man mano che la fame aumenta. Può succedere che un neonato pianga anche subito dopo la poppata. Questo succede o perché la quantità di latte non è stata sufficiente, oppure perché il tipo di latte assunto (materno o artificiale) non è stato in grado di fornirgli il nutrimento necessario per farlo sentire sazio. In questi casi, farsi prendere dal panico non serve a nulla. Riattaccate il piccolo al seno (o al biberon) e se continua a dar segni di fame (piangendo, appunto) consultate la pediatra per capire in cosa consista il problema.
I neonati piangono anche quando si sentono bagnati. Il pianto assomiglia più a un piagnucolio che esprime fastidio: cambiare il pannolino e lavare il sederino farà cessare le lacrime all’istante.
Anche il senso di dolore (ricordate che i bimbi molto piccoli soffrono spesso di coliche) viene comunicato attraverso il pianto, lungo e prolungato accompagnato da sudorazione e movimenti convulsi (nel caso delle coliche, per esempio, i bimbi tendono a tirare le bambine in modo innaturali come se si stirassero). Col tempo, i genitori imparano a capire questo segnale e ad agire di conseguenza prendendo in braccio il piccolo, coccolandolo e massaggiandogli il pancino fino a quando il dolere cessa.
Piagnucolii lamentosi esprimono fastidio (il bimbo ha caldo, sonno, è annoiato): in tal caso è necessario capire quali possano essere le necessità del piccino in quel particolare momento, procedendo eventualmente anche per esclusione (ha già mangiato, il pannolino è asciutto…) e intervenire per alleviargli la “sofferenza”. A volte è sufficiente prenderlo in braccio e parlargli sottovoce fino a quando si sarà calmato.
Esiste, poi, un pianto di sfogo che serve al neonato semplicemente per scaricare la tensione (a dispetto di quello che si pensa anche i bimbi molto piccoli patiscono, talvolta, lo stress, cosiddetto stress neonatale).
Dopo qualche mese i bambini cominciano a capire che il pianto è un ottimo strumento per ottenere ciò che vogliono e si servono di quest’arma per esasperare i genitori e costringerli a fare ciò che vogliono loro. Si tratta, in questi casi, di veri e propri capricci che non vanno assolutamente assecondati, onde evitare di viziare il bimbo sin da piccolo dandogli tutto ciò che vuole anche quando non è necessario. Non è, però, il caso dei neonati di pochi giorni che utilizzano il pianto solo per reali bisogni e come vero e proprio mezzo di comunicazione alternativo alle parole.
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