Quando la scuola fa paura

Non ha mai avuto problemi. A scuola è sempre andato volentieri. Ma la paura della scuola può presentarsi in qualunque momento anche negli scolari migliori.

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di Manuela Magri

Con febbraio si può dire che per i piccoli scolari cominci il giro di boa; il quadrimestre sta per concludersi, ci si avvia verso la primavera e la resa dei conti, gli insegnanti iniziano a pretendere dei risultati, risultati che poi le pagelle confermeranno o smentiranno.
Può capitare, quindi, che un bambino si svegli una mattina e, colto da una crisi d'ansia, annunci che a scuola non ci vuole andare più.


In questi casi, niente panico. Probabilmente il piccolo è stressato, la pressione e le aspettative che si sente addosso sono molto forti e, forse, reagisce con un rifiuto a qualcosa che gli sembra insormontabile.
Potrebbe anche darsi che la paura della scuola si manifesti attraverso inspiegabili mal di pancia, influenze immaginarie, malattie inesistenti.
Come comportarsi, dunque, di fronte a un bambino terrorizzato da compiti e interrogazioni?

Innanzitutto cercando di capire dove si nasconda il problema. Parlando con il piccino, chiedendogli cosa c'è che non vada e se qualcosa di specifico lo stia spaventando, forse riuscirete a comprendere cosa gli stia succedendo e potrete cercare di intervenire sulla causa del problema più che sull'effetto. Possibilmente, evitate di ridurre tutto a un semplice capriccio dal momento che dietro a ogni capriccio si nasconde quasi sempre un bisogno del bambino di essere ascoltato e aiutato.

Fissate un incontro con le insegnanti per provare a capire se a scuola possa essere successo qualcosa che ha spaventato il piccolo provocando in lui una reazione di rifiuto (una sgridata, un litigio con i compagni, un brutto voto...); dopodiché parlate con il bimbo. É importante che il vostro sia un dialogo rilassato e non un'interrogazione. Introducete il discorso parlando del più e del meno ('cosa hai fatto a scuola?', 'quali sono i compagni con cui ti trovi meglio?'...) e provate a presentare l'ambito scolastico non solo come un campo di battaglia e di sfida, ma come un luogo in cui si fanno amicizie, si imparano cose nuove, si sta insieme e ci si diverte.
Spesso, infatti, il vero motivo per cui un bambino è stressato dipende dal fatto che gli adulti proiettano su di lui il loro personale stress (lo stress del voto, la sindrome dei compiti a tutti i costi, la paranoia del primo della classe).
Insomma, se di punto in bianco un piccino decide che a scuola non vuole andarci più, un motivo deve pur esserci: capire quale sia vuol dire spesso intterrogarsi sul proprio comportamento e sulle proprie aspettative il più delle volte ingiustificate.

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