Infezioni in gravidanza: come prevenirle

Alcune malattie possono essere pericolose per il nascituro se contratte durante la gestazione. Per chi, quindi, sta programmando una gravidanza, uno screening pre concepimento è utile per prevenire eventuali disturbi dopo.

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Il pericolo di contrarre infezione durante la gravidanza è una delle preoccupazioni principali della future mamme in attesa. Alcune malattie, infatti, a seconda del periodo di gestazione in cui vengono contratte, possono rappresentare un vero rischio per la salute del nascituro e sono tra le principali cause di morte neonatale, disabilità di lungo periodo, nascita prematura, asfissia.
Tra le più pericolose (e comuni), quelle del gruppo TORCH (Toxoplasmosi), Treponema Pallidum, HBV, Parvovirus, Coxsackie, Rosolia, Cytomegalovirus, Herpes Simplex Virus.


 
TOXOPLASMOSI

Non esistono, purtroppo, vaccini per prevenire la toxoplasmosi durante la gravidanza se non il rispetto di alcune norme igieniche quali evitare di mangiare determinati alimenti (carne cruda, insaccati e frutta e verdura non lavati) e di toccare le feci del gatto.
La trasmissione della toxoplasmosi al feto avviene solo in caso di primo contatto, mentre un’infezione contratta nel passato rappresenta un fattore di protezione per il bambino. A seconda dell’epoca gestazionale, i rischi possono essere di malformazioni congenite (in epoche gestazionali precoci) oppure di contagio da parte del feto quando l’infezione acuta si presenta in epoche tardive.


 

 
ROSOLIA

La rosolia contratta in gravidanza rappresenta un fattore di rischio notevole per il bambino dal momento che la malattia determina una riduzione dello sviluppo cellulare (spesso causa di aborto nelle prime 12 settimane e di mancato sviluppo di organi fondamentali nei successivi mesi di gestazione).
L’unica forma preventiva, dunque, per le donne che non abbiano contratto il virus precedentemente e che vogliono avere un figlio, è il vaccino che va somministrato dopo aver escluso con certezza una gravidanza e rimandando il concepimento per un periodo successivo di almeno 3 mesi.

 

 
CITOMEGALOVIRUS

Si tratta di un virus piuttosto diffuso che si trasmette tramite saliva o per via aerea e attraverso il contatto diretto con sangue e urine che colpisce circa l’80% delle donne che, di conseguenza, risultano immuni (per quanto l’immunità non conferisca protezione da eventuali reinfezioni, queste risultano decisamente meno pericolose per il nascituro). In caso di contagio intrauterino, il 90% dei neonati non presenta sintomi alla nascita ma è destinato a sviluppare, nel 10% dei casi, ricadute tardive che possono causare sordità o ritardo mentale. Ecco perché è fondamentale, nelle prime settimane di gravidanza e nel corso di tutta le gestazione, sottoporsi a un prelievo di sangue con il dosaggio di anticorpi IgG (infezione pregressa) e IgM (infezione in corso) per il Citomegalovirus. In caso di negatività e, soprattutto, se si hanno altri bimbi piccoli, è bene lavarsi sempre le mani dopo aver toccato il naso o la bocca del bambino e dopo averlo cambiato, evitare di baciarlo sulla bocca e non condividere con lui biancheria, strumenti per l’igiene, lenzuola.

 

 
HERPES SIMPLEX VIRUS

L’herpes simplex virus costituisce un problema per il feto soprattutto al momento del parto per il contatto diretto con le secrezioni genitali materne. È particolarmente contagioso, poi, quando l’infezione è primaria e non una recidiva. In caso di contagio, i sintomi appaiono nel neonato tra il 5° e il 17° giorno e possono essere anche molto gravi (epatiti, polmoniti, encefaliti…). L’unica forma preventiva per evitare il contagio, dunque, in caso di accertata infezione erpetica genitale, è il ricorso al parto cesareo.

 

Altre malattie che potrebbero rappresentare un problema per il nascituro sono la varicella, il morbillo, la tubercolosi, la sifilide.

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