Parto in ipnosi

Indiscrezioni affermano che la duchessa Kate Middleton si stia orientando verso il parto in ipnosi. Ma come funziona e perché si usa la tecnica dell'ipnosi per il parto?

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Parto in ipnosi


Alcune fonti affermano che la Duchessa Kate Middleton starebbe pensando all'ipnosi come tecnica da usare al momento del travaglio e del parto per ridurre il dolore e attenuare le sensazioni spiacevoli.
D'altra parte, è risaputo, a giocare un ruolo chiave nella percezione del dolore durante le ultime fasi della gravidanza sarebbe proprio la paura, capace di condizionare o quanto meno di accrescere la sofferenza provata. La maggior parte delle tecniche utilizzate, quindi, per ridurre il dolore sono finalizzate non tanto a cancellarlo (il dolore durante parto e travaglio è, in un certo senso, fisiologico. Dal momento che l'utero ha fisiologicamente bisogno di prepararsi all'espulsione del bambino. Alla sua venuta al mondo). Lo scopo, dicevamo, non è, quindi, quello di cancellare il dolore, quanto piuttosto di insegnare alle future mamme ad assecondarlo, accettandolo senza opporvi una resistenza.

Epidurale a parte, dunque, praticabile, comunque, in fase di travaglio attivo e non prima, il modo migliore per soffrire meno, è assecondare la natura, lasciando che faccia il suo lavoro. Attraverso la respirazione, posizioni che agevolino l'appianamento del collo dell'utero e la discesa del bambino, e, se possibile, la cancellazione della paura.
Questo lo scopo dell'ipnosi durante travaglio e parto.

PARTO IN IPNOSI: COME AVVIENE
L'ipnosi, o meglio autoipnosi, non è finalizzata, quindi, all'eliminazione del dolore. Piuttosto, è utile per attenuarne la percezione rendendolo di fatto tollerabile alla partoriente che non ne ha coscienza. In questo modo, viene meno anche la paura, spesso responsabile di travagli faticosi e decisamente dolorosi.
Durante le sedute preparatorie, alla donna vengono insegnate le tecniche per arrivare alla suggestione ipnotica e, di conseguenza, alla modulazione del dolore: il rilassamento e la respirazione (un po' come avviene con il training autogeno). Al contempo, si impara ad accelerare la fase del travaglio con esercizi mirati ad agevolare la dilatazione dell'utero e l'elasticità del perineo. Infine, ma non di secondaria importanza, la futura mamma ha la possibilità di conoscere meglio il proprio corpo e la sua capacità di sopportazione del dolore.
In altre parole, e a dispetto di quello che si potrebbe pensare, la partoriente viene messa nella condizione di modulare il livello di dolore da sola pur rimanendo vigile nella percezione di ciò che le sta accadendo.
Generalmente, per poter, poi, effettivamente, mettere in pratica le tecniche di autoipnosi, sono necessarie almeno 8 incontri, a partire dal settimo mese di gravidanza, guidati da personale esperto. Durante gli incontri, le diverse fasi del travaglio e del parto vengono analizzate e spiegate e per ciascuna di esse viene proposto un percorso da seguire. Diverso, infatti, è il ruolo della donna durante i prodromi, il travaglio attivo e la fase espulsiva.

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  • Commento inserito da Ronaldo il 20 dicembre 2013 alle ore 05:39

    Tolta la paura anche l'eco del dolore svanisce allo svanire dello stimolo doloroso.

  • Commento inserito da Fernando Bellizzi il 25 marzo 2013 alle ore 16:49

    Credo si possa usare la seguente frase per chiarire meglio quanto espresso in questa pagina. L'obiettivo principale del training ipnotico in gravidanza è di eliminare la sofferenza, non il dolore. Quella sofferenza generata dalla paura. Il dolore dura il momento strettamente necessario. Tolta la paura anche l'eco del dolore svanisce allo svanire dello stimolo doloroso.

  • Commento inserito da Sophie il 13 marzo 2013 alle ore 09:11

    credo molto alle possibilità della mente di condizionarci..ho letto che in molte popolazioni dell'Africa si partorisce così..bell'articolo!

  • Commento inserito da valentina il 13 marzo 2013 alle ore 09:09

    che belle scarpine ;-)

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