Un po' libro un po' gioco...

Sono libri. Ma sono anche giochi. Servono per leggere. Ma servono anche per alzare, voltare, tirare, richiudere. Insomma, sono i libri pop-up, perfetti per stimolare la loro fantasia dei più piccini.

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di Manuela Magri

Il termine è inglese e significa, tradotto letteralmente, “salta su”. Da qualche anno è entrato di prepotenza nel nostro vocabolario in relazione, però, al mondo di internet. Le pop-up sono quelle finestrelle, prive di barra di navigazione e di solito caratterizzate da contenuti pubblicitari, che talvolta appaiono (“saltano fuori” sarebbe davvero la parola corretta per indicare il meccanismo che ci sta dietro) quando aprite alcuni siti.
Non tutti, però, sanno che il vocabolo “pop-up” può essere messo in relazione al mondo dell’editoria con una valenza ben precisa per indicare quei libri, generalmente rivolti alla prima infanzia, che hanno come caratteristica pregnante la tridimensionalità.



Come nascono è presto detto. Un tempo (e siamo intorno al XIV secolo) venivano utilizzati come strumenti didattici per fornire ulteriori delucidazioni (visive) ad argomenti di carattere scientifico. In seguito, quando furono inventati i giocattoli ottici alla fine del ‘700, assunsero quel carattere ludico che tuttora li contraddistingue. E oggi vengono utilizzati soprattutto nella letteratura per l’infanzia con un indice di gradimento decisamente alto da parte dei consumatori.
Ma cosa sono esattamente i libri pop-up e a cosa devono il loro successo? Eccolo, in breve, spiegato.

Si tratta di elaboratissimi libri pre-alfabetici per bambini rigorosamente a tre dimensioni, in grado di coniugare il piacere della lettura (che per un bimbo che ancora non sa né leggere né scrivere è ridotto al minimo) con il piacere della vista e del tatto. Sono perfettamente in grado di riprodurre, attraverso un sofisticatissimo gioco di pieghe, incastri, linguette…, qualunque tipo di scenario all’interno del quale le figure (persone, animali e cose) appaiono, scompaiono, si muovono, si nascondono, cambiano forma, prendono vita… Sono libri, quindi, ma libri particolari creati appositamente per suscitare nel lettore un effetto sorpresa (cosa si nasconderà dietro la pagina?) e per stimolare la sua fantasia e immaginazione.

Progettati principalmente in Inghilterra e in America, sono giunti in Italia solo da una decina di anni invadendo il mercato e suscitando grande interesse e curiosità da parte degli editori. La terminologia che li caratterizza è molto variegata e dipende dalla tecnica di costruzione dei libri stessi. Ecco, nello specifico, qualche indicazione:
 

  • Lift the lap (alza e scopri): sono i libri meno complessi. Si tratta, in pratica, di linguette di carta che sollevate mostrano quello che si nasconde sotto una superficie, un elemento qualsiasi che contribuisce alla narrazione della storia. Poiché sono in grado di suscitare nei più piccoli grande interesse e curiosità sono proposti principalmente con intenti didattici.
  • Pop-up (salta su): il termine generale racchiude tutta la categoria dei libri tridimensionali, indipendentemente da quale sia la tecnica di costruzione con la quale sono stati realizzati. Nello specifico, però, la particolarità di questi testi consiste nel fatto che sollevando la pagina si creano delle strutture volumetriche che, appunto, creano la tridimensionalità e che, una volta che il libro viene richiuso, si ripiegano su se stesse scomparendo.
  • Peep-show: sono perfetti per i bimbi più piccini proprio perché capaci di mettere in atto la loro voglia di scoprire e conoscere.In pratica, questi libri sono formati da una serie di fogli sovrapposti che hanno lo stesso perimetro esterno, la stessa cornice. A ciascun foglio, però, è stata asportata una parte in modo che, guardando attraverso il foro centrale praticato nel primo cartoncino, è possibile vedere elementi di tutti i piani sottostanti.

     


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