Oddio è arrivato il bebè!

L’arrivo di un bimbo stravolge le relazioni familiari che, se non son ben gestite, rischiano di mettere in crisi i rapporti, trasformando le prime settimane in casa con il bebè in un incubo. Consigli di comportamento.

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Oddio è arrivato il bebè!


IL RAPPORTO DI COPPIA

L’arrivo di un bebè stravolge, innanzitutto, i rapporti interni alla coppia. L’equilibrio (perfetto o non perfetto) venutosi a creare nel corso degli anni tra i neogenitori cambia irrimediabilmente e per sempre. La coppia, da questo momento in poi, dovrà sempre pensare a sé come a una “famiglia” formata da due adulti che hanno scelto di condividere la propria vita, e un altro essere umano che, in qualche modo, subirà le loro scelte, condizionerà i loro percorsi, piegherà le loro giornate.
Madre e padre dovranno, all’interno del loro nuovo ruolo, ritrovare una nuova dimensione, che possa conciliarsi con il bisogno di continuare a essere coppia e la necessità di essere al contempo genitori.


Non è facile. In queste delicate fasi di assestamento, molte coppie, anche assodate, entrano in crisi e senza rendersene conto iniziano ad allontanarsi sempre di più.
Altre, invece, trovano una rinata passione, scoprono come incanalare i sentimenti nella giusta direzione e, piano piano, giorno dopo giorno, si rivitalizzano proprio grazie alla presenza del bambino.
Il ruolo del padre, in questo momento è determinante. Se, infatti, la madre è completamente assorbita dalla cura del figlio, in particolare se lo sta allattando al seno, il padre è colui a cui viene chiesto di mantenere, per quanto possibile, il giusto distacco emotivo, cercando di venire incontro alle esigenze dalla compagna, alleviandola da eventuali fatiche e stress. È lui che deve riuscire a mantenere il controllo della situazione, evitando di entrare in ansia anche per quanto riguardo il bimbo, cercando di razionalizzare le ansia della mamma.

Dal canto suo quest’ultima, dovrebbe provare a rendersi conto che il papà è sottoposto a doppia fatica, dal momento che molto spesso, anche nelle prime settimane a casa col bebè, continua a lavorare a tempo pieno, senza aver modo di riposare durante il giorno. Calma e pazienza e la capacità di guidarlo nella cura del neonato sono gesti apprezzati dall’uomo che in questo modo vede ripagati i suoi sforzi.
Inoltre, entrambi i genitori dovrebbero imparare a delegare, fidandosi l’uno dell’altro (e questo discorso vale, soprattutto per la donna che tende ad accentrare su di sé la cura del bebè) e di un’eventuale terza persona (nonna, nonno, zia, zio, tata, baby sitter…) per dedicarsi solo ed esclusivamente a se stessi come coppia.
IL RAPPORTO CON I NONNI

I nonni possono essere un aiuto prezioso per la coppia nei primi mesi di vita del bambino se imparano, però, sin da subito, a offrire il loro contributo senza volerlo imporre a ogni costo. Devono essere, insomma, presenze vigili ma defilate e non possono in nessun modo pretendere di prendere il posto della madre o del padre nella cura del bebè con la scusa dell’esperienza. Sì, quindi, ai consigli quando questi vengono richiesti. No alle critiche continue sull’operato dei neogenitori che di tutto hanno bisogno in questo momento fuorché di essere messi costantemente in discussione.
È fondamentale che i nonni imparino a fidarsi dei loro figli accettando il fatto che il loro ruolo è cambiato e che dallo stato di “figli” sono diventati a loro volta “padri e madri”.
La tendenza, infatti, è quella di continuare a trattarli come bambini, cercando di imporsi come “educatori”.
SE IN CASA C’É UN ALTRO BIMBO



L’arrivo di un fratellino è una tappa fondamentale per la vita di un bimbo che, spesso, scatena gelosie e rabbia. Il primogenito, infatti, da figlio unico deve imparare a condividere mamma e papà con un esserino che, tutto sommato, non sembra essere nemmeno troppo interessante, dal momento che le uniche cose che è in grado di fare sono mangiare, dormire e piangere.
È compito dei genitori aiutare il bimbo più grande ad accettare il nuovo arrivato facendolo, comunque, sentire amato e al centro dell’attenzione. Questo non significa viziarlo assecondando tutti i capricci e le richieste. Ma dedicargli il tempo di cui ha bisogno, coinvolgendolo nella cura del bimbo più piccolo, insegnandogli ad amarlo da 'vero fratello maggiore'.

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