Una gita a Parigi - Vacanze - Bambinopoli






Una gita a Parigi

Dalla scelta del volo all'organizzazione della gita, un papà racconta i suoi tre giorni a Parigi con tutta la famiglia. Per chi volesse seguir le sue tracce.


Risparmiare per andare in vacanza. Anche quando la famiglia è allargata e non è facile programmare un viaggio, magari fuori dall'Europa. Trovare voli low cost diventa, quindi, fondamentale, spulciando siti e portali alla ricerca della tariffa migliore.
Per chi desidera, per esempio, organizzare una gita con i bambini qui è possibile trovare, voli per Parigi a prezzi super vantaggiosi.


Ecco, dunque, un'idea di vacanza raccontata dalle parole di un papà che c'è appena stato con la moglie e i suoi due figli di 6 e 4 anni,
A PARIGI CON I BAMBINI: UN PAPA' RACCONTA

È fondamentale tener distratti i bambini fin dall'aeroporto. Code e controlli di certo mettono a dura prova la loro naturale irrequietezza infantile. Ma ora con un gioco, ora con una richiesta siamo riusciti a imbarcarci senza troppi problemi e in poche ore eravamo in terra francese.


Sistematici negli alberghi, non abbiamo voluto perder tempo: una doccia, un cambio di vestiti più confortevoli e via, nel cuore parigino. Né io né mia moglie parliamo francese, ma il suo inglese è decisamente migliore del mio, sebbene debba rilevare che gli stereotipi sui parigini poco socievoli e poco inclini ad aiutare i turisti siano, ahimè, veri. Qui un consiglio: Parigi è davvero, davvero grande. Volersela vedere a piedi va bene, ma spesso monumenti e punti di interesse turistico possono essere molto distanti fra loro e specialmente coi bambini è meglio acquistare immediatamente i biglietti della metro.
In ogni caso, che abbiano scarpine comode: per quanto si utilizzino i mezzi, c'è molto da camminare !

In tre giorni, l'abbiamo girata in lungo e in largo e descriverne tutto in un solo articolo sarebbe sicuramente arduo. Racconterò, quindi, i momenti più particolari, che mi hanno più colpito di questo viaggio. Innanzitutto, la cattedrale di Notre-Dame. Impressionante a vederla. Persino i bambini, che di certo non possono ancora comprendere l'importanza e la portata di questa opera d'arte, sono ammutoliti dinanzi a questo spettacolo dell'uomo. Entrarvi è d'obbligo: c'è da restar senza fiato.
Come scrivere di Parigi senza citarne l'edificio più noto, senza aver visto il quale non si è stati a Parigi. La Torre Eiffel è non solo il simbolo di Parigi, ma di tutta la Francia. A dire la verità, ho avuto un lieve momento di scoramento alla vista della fila da fare per entrarvi. I bambini, infatti, dopo un po', poverini, si son spazientiti. Il proprio turno, infatti, può giungere anche dopo una buona mezz'ora in coda. Li ho distratti un po' con alcuni giochi stupidi, ma alla fine ne è valsa la pena. Parigi da lassù è immensa e i miei figli non finivano più di parlarne anche a sera, a cena.

A proposito di cibo: la cucina francese “tipica” può avere dei sapori molto particolari, che magari solo un palato adulto può apprezzare. Portate pazienza, quindi, se i bambini non l'apprezzano e si debba, quindi, ripiegare su un fast food. Decisamente tendo sempre a scoraggiare questo tipo di alimentazione, in particolar modo a quest'età, ma per una volta e in situazione di “emergenza” è la miglior soluzione.
Parigi vuol dire anche e soprattutto Louvre. Mia moglie è un'appassionata d'arte e ci teneva tantissimo anche a vedere la celeberrima Monnalisa. Abbiamo ponderato se fosse il caso coi bambini, che avrebbero potuto trovare una gita al museo noiosa.
D'altronde, come dar loro torto: difficile che a un bambino di 4 anni possa interessare i colori del Raffaello o le linee dell'Apollo Sauroctono. Abbiamo, tuttavia, voluto rischiare. Ho cercato di destare in loro fin da subito il loro interesse spiegando, in modo adatto ovviamente, cosa stavamo vedendo e magari qualche volta vi ho ricamato qualche storiella su. Dopo un po', tuttavia, la noia ha cominciato a prendere il sopravvento e di comune accordo ho lasciato che mia moglie si godesse il suo giro nel museo mentre noi “uomini” siamo usciti a mangiare un gelato. Non prima, però, d'aver dato anch'io uno sguardo alla Gioconda di Leonardo. Naturalmente è mozzafiato. Solo una curiosità: immaginavo fosse decisamente più grande!
Il rientro a casa è stato senz'altro ricco di soddisfazione e con un'esperienza preziosa nel proprio bagaglio culturale, magari un po' faticosa, ma sicuramente da fare.

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