Chi ha paura della paura?

Nell’ambito del Festival della cultura psicologica in corso a Milano dal 20 maggio al 2 giugno, una serie di conferenze e workshop sul tema della paura. E tra le altre cose, si parla anche delle paure dei bambini.

di Manuela Magri

Il www.festivalculturapsicologica.it organizzato a Milano (20 maggio – 2 giugno) dall’Ordine degli Psicologi della Lombardia nasce con l’intento di favorire l’incontro fra persone e psicologi, per far conoscere la psicologia in tutti i suoi aspetti (clinica, scolastica, del lavoro, dello sport…) e per fornire indicazioni su come lo psicologo può essere concretamente utile al paziente.
Nell’ambito del festival, che tratterà quest’anno il tema della paura (Chi ha paura della paura?), sono stati organizzati, quindi, cicli di conferenze, workshop, seminari… che tenteranno di affrontare e sviscerare l’argomento in tutti i suoi aspetti nel tentativo di spiegare a un pubblico “profano” la più primordiale delle emozioni e l’unica che ci accompagnerà nel corso di tutta la nostra vita.


 
LE PAURE DEI BAMBINI

Le paure dei bambini, in tutte le loro declinazioni, sono state raccontate nel corso di un seminario svoltosi il 23 maggio in via Stampa 8 a Mialno da Carmelina Vesci che ha cercato di tracciare un quadro evoluzionistico dai primi giorni del neonato fino agli anni della scuola, spiegando come il bambino debba convivere con la paura sin dai primissimi attimi di vita e quale sia il compito dei genitori (e, più in generale, degli educatori) nei confronti delle paure dei bambini.
In particolare, la psicologa ha messo in luce come la paura non vada mai negata e come gli adulti abbiano il compito di insegnare ai bimbi a gestirla per poter affrontare al meglio le varie sfide cui la vita li mette man mano di fronte.



Il neonato: una paura animale Nei primissimi mesi di vita le paure dei bambini sono più legati ai sensi (rumori troppo forti o improvvisi, una luce accecante, un movimento troppo veloce….). Il neonato non ha davvero paura. Ma una sorta di istinto animale lo porta a temere ciò che per lui, piccolo e indifeso, rappresenta una fonte di pericolo.
Man mano che il bimbo cresce, la paura assume una connotazione più definita e si caratterizza come la paura dell’abbandono. Il bambino, insomma, teme di perdere il contatto (anche visivo) con la figura di riferimento che per lui rappresenta una fonte di sostentamento e di vita e ha paura. È fondamentale, in questa fase, che il genitore accolga i bisogni del piccolo e li soddisfi insegnandogli a gestire lo stress. La mamma (o il papà) deve, quindi, accorrere al richiamo del bambino (pianto) cercando di capire quale possa essere il suo bisogno specifico. Ma dovrebbe evitare, per quanto possibile, di anticiparne la richiesta: una mamma eccessivamente ansiosa, infatti, che impedisce al bambino di manifestare le sue esigenze, non lascia al suo piccolo lo spazio di azione e, di fatto, non gli insegna a gestire lo stress. Un bambino iperprotetto difficilmente sarà un bambino curioso perché la sua voglia di sperimentare è anticipata sul nascere dalla madre (o dal padre) ansioso.
Sì, quindi, ad accogliere, capire e soddisfare le richieste dei bimbi. No ad anticiparle.

Le emozioni parassite
A dispetto di quello che si potrebbe pensare, aver paura è un diritto sacrosanto di ciascun essere umano dal momento che la paura è il campanello d’allarme che ci mette in guardia da eventuali pericoli. Il discorso è maggiormente valido quando si parla di un bambino.
I bimbi, infatti, a cui è stato negato il diritto ad avere paura, tendono a dar vita a emozioni parassite (mal di pancia, mal di testa, un comportamento arrogante o spavaldo…) spesso difficili da inquadrare.
Il compito dei genitori, quindi, non deve essere quello di negare la paura del piccolo, ma di accompagnarlo a superarla attraverso il processo di holding (accettazione, contenimento, rispetto, ascolto, protezione), handling (trasmissione dell’esperienza), object presenting (introduzione al mondo).
In altre parole, l’ascolto e l’educazione alla paura sono processi fondamentali del percorso educativo e di crescita.

 

 
GLI STRUMENTI ATTRAVERSO CUI EDUCARE ALLA PAURA

Tra gli strumenti più utili per un genitore per educare il proprio figlio alla paura, sicuramente il gioco che, grazie a un approccio creativo, offre al bambino la possibilità di affrontare in modo comprensibile per lui i mostri che lo perseguitano (per esempio, il classico gioco del cu-cu il bimbo impara a tenere sotto controllo la paura dell’abbandono) e la fiaba, uno mezzo formidabile per insegnare ai bambini che le paure sono legittime, che possono essere rappresentate e che si possono superare (nell’immaginario infantile, per esempio, orco e strega sono le rappresentazioni dei genitori quando questi vengono percepiti come “cattivi”, ossia non in grado di rispondere ai bisogni reali del piccolo).

 

 
ALCUNI TIPI DI PAURE

La paura del buio:
La paura del buio è strettamente legata alla paura della separazione e della perdita dell’orizzonte percettivo di riferimento. Il bambino ha paura del buio perché teme di non ritrovare al risveglio la mamma e le cose a lui care. Occorre, quindi, accompagnarlo al sonno senza dirgli che “non deve avere paura”, ma rassicurandolo sul fatto che quando si risveglierà tutto sarà esattamente come prima ed, eventualmente, utilizzando dei piccoli trucchi per rassicurarlo (una lucina accesa, il suo pupazzo preferito…).
La paura della morte:
ai bambini, molto spesso, non viene permesso di essere in lutto. La morte viene loro semplicemente negata. Dopo i 4 anni, però, il bimbo conosce bene la differenza tra il non esserci temporaneamente e il non esserci per sempre. Non è giusto, quindi, negargli la possibilità di soffrire per una persona cara scomparsa, un animale… Va, invece, messo di fronte alla morte e accompagnato al lutto.
La paura della scuola:
Se nei bambini molto piccoli, la paura della scuola è legata alla paura dell’abbandono (asilo nido e materna) ed è più evidente laddove la madre si mostra insicura, nei bambini più grandi a è, soprattutto, legata alla paura del giudizio, dell’inadeguatezza e delle relazioni con gli altri.
La paura dei mass media: è una paura relativamente recente e interessa, soprattutto, i bambini lasciati da soli di fronte all tv senza alcuna spiegazione di ciò che viene trasmesso. Questo provoca, di fronte a notizie violente o incomprensibili per un bimbo, quella che viene definita fantasmatizzazione. Il bambino va, quindi, accompagnato alla comprensione di ciò che vede e non andrebbe mai lasciato da solo di fronte alla tv sotto ai 5 anni.

 

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