L'inserimento con la presenza dei genitori è davvero utile?

Dopo anni a difenderne l'importanza e il valore, ora i genitori italiani si ribellano. L'inserimento al nido o alla materna con la presenza dei genitori non piace. Costretti a chiedere ferie e permessi, mamme e papà chiedono che il sistema sia rivisto. Serve davvero l'inserimento a scuola dei piccoli?

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di Alessia Altavilla

Inserimento si o no?
Questo è il problema. Chiamato ora 'ambientamento' è un periodo di una lunghezza variabile (da pochi giorni a due settimane) durante il quale il bambino, accompagnato da uno dei due genitori, inizia a frequentare la scuola (nido e materna) e a introdursi in un ambiente che non gli è familiare.


L'idea che sottende a questa necessità è che il distacco dall'ambiente familiare, dai propri affetti e dalla casa debba essere molto graduale, per evitare che il piccolo possa soffrirne o sentirsi abbandonato, da un giorno all'altro, con estranei che non conosce e che non lo conosco.
A onor di cronaca c'è da dire che la pratica è tutta italiana. Nella maggior parte dei Paesi europei 'l'inserimento' non esiste, così come la compresenza a scuola di bambini e genitori.
Serve davvero questa prassi?


La maggior parte degli insegnanti sono convinti di si. Non solo. Ritengono anche che un inserimento fatto male, troppo rapido, in cui il distacco sia immediato, danneggi il rapporto tra la struttura scolastica (nido o scuola dell'infanzia che sia) e il bambino.
La richiesta, quindi, nella maggior parte dei casi, è un inizio lento e graduale durante il quale, per un paio di ore al giorno, mamma o papà convivano con il bimbo all'interno dello stesso ambiente scolastico.
Si passa, quindi, alla mezza mattina, per arrivare, generalmente in un periodo che va dai 7 ai 14 giorni alla giornata interna per i piccini che si fermano a pranzo.

Tutto ciò, naturalmente, comporta seri problemi per i genitori che lavorano, costretti a chiedere ferie (in un periodo che, di solito, è di ritorno dalle ferie), consumando rol e permessi.
Naturalmente, chi può farlo. Chi le ferie non le ha o non può prenderle (per esempio i liberi professionisti) fanno i salti mortali per incastrare le esigenze dei figli (e degli insegnanti) con quelle professionali.
Per costoro la situazione è decisamente insostenibile e la protesta dei genitori è diventata sempre più virale, entrando a pieno titolo a far parte della cronaca.
La domanda che le famiglie si pongono è la seguente: è corretto 'imprigionare' i genitori per periodi così lughi anche laddove non ce ne sia bisogno perché il bambino risutla perfettamente inserito dopo due giorni?
L'elasticità in questo senso è stabilita da insegnanti e dirigenti scolastiche.
Ovviamente, non in tutte le scuole è così. Alcune strutture lasciano che i tempi li detti il bambino. E a fronte di un inserimento rapido, anche il 'licenziamento' di mamma o papà è veloce e indolore.
La legge, però, stabilisce che la presenza del genitore all'inizio sia obbligatorio. Il tempo necessario per effettuare il distacco è deciso a livello comunale e, talvolta, dipende dalla struttura. 

Ma serve davvero tutto questo?

  • Commento inserito da VIVI il 14 settembre 2017 alle ore 11:59

    Effettivamente è complicato però anche secondo me serve per i motivi suddetti. Magari non dovrebbe essere obbligatorio ma caldamente consigliato x il benessere psicologico dei nostri bambini

  • Commento inserito da il 14 settembre 2017 alle ore 09:08

    Certo che serve! I figli non soni pacchi da,lasciare dive ci conviene.. io vivo in un paese nordico volevano lasciassi mia figlia a due anni da sola giornata piena, non saoevamo neanche il nome delle maestre ho fatto il diavolo a quattro mi hanno permesso di fare l inserimento e da allora è andata benissimo. Per la basisschool l inserimento è previsto pero e sono piu grandi.

  • Commento inserito da Nicola il 14 settembre 2017 alle ore 09:02

    Inserire un bambino a scuola nn dovrebbe essere obbligatorio, ma dovrebbe essere voluto o ancor più desiderato dal genitore..una volta che viene data la giusta tutela forse è il caso di preoccuparsi del bene migliore per i propri figli e nn sacrificarli al 'dio lavoro'

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