Quando lo shopping diventa esperienziale

Flagship store. Concept store. Temporary shop. Sono termini diversi che si rifanno, però, tutti a un’unica tendenza: quella dello shopping esperienziale.

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Quando lo shopping diventa esperienziale



Inizialmente erano i negozi. Piccole botteghe o grandi store senza personalità. Poi arrivarono i flagship store e la vita per le shopping addicted non fu più la stessa.
I flagship store, concept store monomarca che hanno, poi, dato vita ai temporary shop, sono ambienti full experience di nuova concenzione che sono andati oltre il concetto di semplice punto vendita.
Alla base l’idea di dare nuova vita al brand di riferimento trasformandolo in qualcosa di nuovo, di più accattivante e invitante per il consumatore.


La scelta della location, quindi, della superficie espositiva, della tipologia della merce trattata, dell’ambientazione, dell’assortimento… sono fondamentali per riposizionare il marchio sul mercato offrendo all’utente una shopping experience ogni volta diversa.

In altre parole (e in un’altra lingua – la nostra), entrare in un negozio di concetto, magari temporary (ossia a tempo determinato, come i contratti che scadono dopo un tot), è un’esperienza unica che può generare una serie di altre esperienze trasformando lo shopping in qualcosa di diverso, che ha poco a che vedere con l’acquisto del prodotto.


Questi negozi sorgono generalmente in zone strategiche cittadine, quartieri alla moda (non necessariamente nel centro storico) frequentati da una clientela giovane e curiosa, al passo con tutte le ultime tendenze della moda e del design.
Generalmente di ampia metratura, vengono allestiti in locali che, il più delle volte, il proprietario affitta a tempo (per una settimana, un mese, anche un singolo giorno) a un singolo brand, o marchio, o azienda. Ecco perché si parla anche di temporary shop. Scaduto il tempo (molti di questi negozi espongono in vetrina un countdown che segna le ore rimanenti alla chiusura), l’azienda di turno sbaracca e, nel giro di qualche giorno, viene sostituita con una nuova, un nuovo marchio, un nuovo brand, una nuova categoria merceologica.
Vanno per la maggiore le aziende di vestiario, ma non mancano marchi di design, prodotti per la casa e anche alimentari, magari di tendenza (come tè, caffè, cioccolato…).

L’idea, come dicevamo, è quella di presentare il prodotto vestendolo con un abito nuovo. La vendita, pur importante, non è, quindi, l’unico scopo. Ecco perché i flagship store diventano luogo privilegiato per l’organizzazione di eventi e manifestazioni di vario tipo o per legare la merce a un particolare tipo di esperienza sensoriale.
Per fare un esempio: proprio in questi giorni, fino al 31 dicembre, a Milano in viale Garibaldi è stato allestito il concept store di una nota casa che produce macchine da caffè. Gli ultimi modelli erano naturalmente esposti, potevano essere provati e acquistati. Ma chi entrava nel negozio poteva anche degustare il caffè, scoprire attraverso il sito internet raggiungibile dai computer presenti collegati wireless con la rete quale aroma rispecchiava meglio la sua personalità o, ancora, prendere parte ai corsi di decorazioni creative, reading a tema, lezioni di cucito e maglia…
Insomma, un variegato panorama di esperienze che rende il concetto tradizionale di shopping obsoleto e trasforma, in questo specifico caso, il prodotto caffè (e macchina da caffè) in un espediente per raccontare altro e per parlare d’altro.

Per farla breve: una shopping experience. Da provare almeno una volta per poterla raccontare agli altri. E anche perché, nella maggior parte dei casi, queste iniziative sono gratuite, divertenti e imprevedibili. Un bel modo per non sentire il peso… della riduzione del budget per le nostre spese degli ultimi tempi!

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